ACCOGLIERE PER PREVENIRE

ACCOGLIERE PER PREVENIRE

Ho diciotto anni e sono sei anni che vivo in casa famiglia. A Borgo c’ho passato gli ultimi due anni ma mi sono sentito subito a casa. Fra un po’ me ne devo andare via e ‘sta cosa un pocchettino me spaventa. C’ho paura di rimanere solo, anche se so che quando uno si sente così in realtà non è solo, ha soltanto gli occhi bendati, perché la gente intorno ce stà! Noi siamo diversi rispetto ai ragazzi fuori, perché siamo dovuti crescere prima ma questo non vuol dire che siamo grandi e pure noi abbiamo bisogno di qualcuno”.

Le parole di Alessio, un ragazzo che vive in casa famiglia Borgo Ragazzi Don Bosco, pronunciate con uno spiccato accento romano, sono state il cuore dell’evento che si è svolto ieri al Sacro Cuore di Via Marsala.

Erano presenti in più di 200 tra operatori, psicologi, professionisti del settore, autorità pubbliche, stampa e amici a festeggiare la pubblicazione: Accogliere per prevenire, una raccolta di esperienze, testimonianze e buone prassi sperimentate, nell’accoglienza degli adolescenti in difficoltà, dagli operatori del Borgo, nonché il decimo compleanno della casa famiglia dell’Istituto, affiliato alla Federazione SCS/CNOS – Salesiani per il Sociale.

Don Stefano Aspettati, il nuovo direttore del centro, dopo aver descritto l’essenza della struttura in quattro punti: risposta ad un bisogno, accoglienza, ospitalità ed educazione, ha aperto il convegno con una domanda provocatoria: “Don Bosco che cosa avrebbe fatto oggi per i giovani?”.

Luciano Balducci e Alessandro Iannini, rispettivamente psicologo e coordinatore del Borgo hanno presentato le attività, i successi e i numeri dei dieci anni: 56 i ragazzi che si sono fermati; 20 quelli italiani; 1,5 anni la media di permanenza dei minori al centro; 24 quelli che hanno continuato con un progetto di semiautonomia; 13 quelli rientrati in famiglia; 6 le diverse tipologie educative e di accoglienza offerte dalla struttura.

Coinvolgente e dinamico l’intervento di Claudio Cecchini, Assessore provinciale alle Politiche Sociali e per la Famiglia e ai Rapporti Istituzionali, che con il fervore di pochi ha parlato della crisi educativa e della crisi di identità del sistema del welfare suscitando l’approvazione dell’intera platea. E ancora nomi illustri sono intervenuti condividendo con i presenti punti di vista, problematiche ed eventuali e potenziali soluzioni al problema dei minori lontani dalla famiglia d’origine: Stefano Giulioli, Dirigente Unità Organizzativa Minori di Roma capitale; il pedagogista Fabio Gerosa; Aldo Forte, Assessore regionale alle Politiche Sociali e Famiglia che ha suggerito una modifica di intervento delle politiche sociali per cui si dovrebbe partire da un’analisi dei bisogni prima della pianificazione dei servizi; Melita Cavallo, Presidente del Tribunale dei minorenni di Roma che ha sostenuto a voce alta l’importanza della famiglia d’origine ma soprattutto della famiglia affidataria del minore in difficoltà che deve essere aiutata dal sistema delle politiche sociali regionali; Gianluigi De Palo, Assessore alla Famiglia, all’Educazione ed ai Giovani, che ha lodato l’istituto per la capacità che ha dimostrato nel tempo di portare avanti le proprie attività, sia che ci siano i fondi, sia che questi non ci siano.

Toccante l’intervento dei coniugi Sardo, una delle famiglie affidatarie del Borgo, che ha chiesto un supporto più consistente delle istituzioni pubbliche nelle attività da loro svolte con i minori con una frase eloquente: “Oggi si ha paura di fare i figli biologici, figurarsi quanta paura e difficoltà si può avere ad accogliere ragazzi di 16 o 18 anni”.

Domenico Ricca, Presidente della Federazione SCS/CNOS nonché cappellano dell'Istituto penale per i minorenni “Ferrante Aporti” di Torino ha chiesto al pubblico: “Cosa possiamo fare di più per i giovani?”, chiudendo il convegno con una risposta alla domanda: “La vera sfida per noi è capire quale sia il reale bisogno di ciascun minore lavorando di più sulle storie personali dei nostri giovani”.