C’è ancora posto per il Servizio Civile nella programmazione del Governo?

Da ormai trent’anni come mondo salesiano abbiamo esperienza di quanta sia la ricchezza delle persone che si sono impegnate nell’obiezione di coscienza prima e nel Servizio Civile poi.

Infatti il Servizio civile oltre che essere un’esperienza di cittadinanza e solidarietà nelle diverse forme di impiego proposte dai tanti enti seri che condividono le motivazioni della legge istitutiva, è per noi salesiani un’ottima risorsa per continuare la formazione dei giovani, nella loro responsabilità di “onesti cittadini” capaci di impegno civile, sociale e culturale in un momento in cui dei giovani si rischia sempre di parlarne in negativo.

A questo punto sarebbe bene dire che quando trovano qualcosa che li affascina e li coinvolge siamo pronti a distruggerla, a mettergli i bastoni tra le ruote. Perché è dei giovani normali, del loro agio che dobbiamo interessarci, è del loro star bene con sé stessi e con gli altri che ci deve interessare (come è stato detto nella Assemblea della Federazione del 29 marzo u.s.).

Ci soccorre su questo tema, discriminante dell’attenzione della società civile nei confronti della formazione dei giovani, il programma pastorale della Chiesa Italiana per il decennio[1], che nel parlare del Servizio si afferma: “Per questo appare necessaria una seria educazione alla socialità e alla cittadinanza, mediante un’ampia diffusione dei principi della dottrina sociale della Chiesa, anche rilanciando le scuole di formazione all’impegno sociale e politico”. E poi “Una cura particolare andrà riservata al servizio civile e alle esperienze di volontariato in Italia e all’estero” come “percorso di vita buona” ed espressione di “cittadinanza responsabile” .

Leggiamo alcuni tratti dalla Relazione “La Chiesa in Italia e l’educazione dei giovani alla pace e al servizio, VIII incontro nazionale annuale dei giovani in servizio civile, Roma, 12 marzo 2011, di Mons. Mariano Crociata, Segretario generale della CEI.

“ Il Servizio civile ‘Un valore per la comunità’

L’esperienza del servizio civile è stata ed è un’esperienza di educazione civica, una scuola di cittadinanza, nella quale i giovani si ritrovano a misurare le proprie aspirazioni, vite, atteggiamenti anche in relazione alle istituzioni. Attraverso l’esperienza del servizio civile abbiamo offerto ai giovani la possibilità di crescere nella consapevolezza dei valori della solidarietà e della responsabilità condivisa, che hanno un ruolo centrale nel Magistero sociale della Chiesa, ma anche della partecipazione democratica alle sorti del Paese.

A rischio irrilevanza

Occorre tuttavia rilevare che, come tumultuosa è stata la crescita quantitativa del nuovo servizio civile nei primi anni, così progressiva e sempre più pesante è stata la frenata imposta a tale crescita. Oggi, infatti, a dieci anni esatti dall’inizio di questa nuova esperienza, il dato incontestabile da cui partire è il progressivo inaridimento degli spazi offerti ai giovani per forme di educazione alla cittadinanza e al servizio. Tale inaridimento è stato causato principalmente da una progressiva “disattenzione” dello Stato nei confronti di questa esperienza e dalla consistente riduzione dei finanziamenti ad essa dedicati, anche a prescindere dalle ristrettezze di bilancio imposte dall’attuale crisi economica. Le prospettive per il 2011-2013, stanti le disponibilità finanziarie contenute nella “Legge di stabilità” approvata a fine 2010 (nella quale è stata stanziata la somma più bassa destinata al servizio civile in tutto il decennio), prefigurano un’ulteriore diminuzione del numero di volontari. Se la scarsità di risorse dovesse risultare  confermata, il servizio civile è condannato all’insignificanza quantitativa e, di fatto, alla sua irrilevanza. Per essere significativo, infatti, e incidere sulla vita dei giovani del nostro Paese, se vogliamo cioè che questa esperienza contribuisca veramente a formare cittadini responsabili e solidali, non possiamo limitare il servizio civile a un’élite”.

A dieci anni dall’inizio di questa esperienza, nonostante da più parti si continui a evidenziare la portata di questa opportunità offerta ai giovani, uno dei pochi strumenti di politiche giovanile di educazione ad una cittadinanza responsabile, sempre più le scelte del governo riducono la possibilità di vivere questa esperienza del servizio civile a causa della consistente riduzione dei finanziamenti ad essa dedicati. Le prospettive per il 2011-2013, stanti le disponibilità finanziarie contenute nella “Legge di stabilità” approvata a fine 2010 prefigurano un’ulteriore diminuzione del numero di volontari: dai 40.000 del 2006 ai 19.000 del bando 2011. Per il 2011 sarà previsto un Bando per circa 19000 volontari di cui 450 all’estero che sostanzialmente eguaglierà la quota del Bando 2010, ma che è ben lontana sia dai bandi degli anni precedenti sia da quanto chiedono gli Enti, in particolare quelli aderenti alla CNESC, di cui la Federazione SCS fa parte, che fissano nella loro proposta di riforma il contingente minimo a 40.000.

Gli enti della CNESC, molti dei quali hanno accompagnato la nascita del Servizio Civile, continuano a mettere a disposizione risorse e persone per mantenere questa opportunità di formazione dei giovani, ma se il Servizio civile nazionale continua ad avere questi alti e bassi, fino a quando potranno permettersi di spendere in risorse umane e materiali per la progettazione, la formazione e la gestione di un servizio così potenzialmente ricco e così superficialmente trascurato? Ma forse dobbiamo interrogarci ed interrogare la politica su che tipo di Paese vogliamo, su che cosa vogliamo investire per far crescere i nostri giovani come cittadini maturi e responsabili.

Come salesiani non si possiamo non concordare sul fatto che questa esperienza sia positiva non solo per il servizio che ci permette di offrire ad altri giovani, ma soprattutto per l’offerta formativa rivolta ai giovani. Infatti anche i giovani in Servizio Civile sono giovani nostri, giovani di don Bosco, per i quali il nostro fondatore si sarebbe lanciato nelle avventure più incredibili.

L’impresa del servizio civile, fin dall’ormai lontano 1976 con il primo Odc negli oratori salesiani quando il servizio per loro durava 20 mesi, è stato un’esperienza esaltante. A quei primi giovani, motivatissimi testimoni dei valori della non violenza ne sono seguiti migliaia di altri impegnati, attivi, motivati con una testimonianza forte di cittadino nel servizio di educatore salesiano. E’ una delle tante imprese che sembravano uscire dai nostri ambiti tradizionali di impegno per i giovani e si rivelò carica di risorse per i giovani stessi e la nostra missione di formatori (come è stato detto nella Assemblea della Federazione del 29 marzo u.s.).

Oggi siamo ancora chiamati come salesiani, come Chiesa e come società, a osare quella temerità che si traduce in zelo instancabile, creatività e geniale modernità negli interventi, cuore oratoriano con i ragazzi e ragazze del Servizio civile. Ma tutto questo rischia di esserci sottratto per volontà politica, per scarsa coerenza tra i proclami e le azioni.

È vero, come molti lamentano, se il Servizio civile nazionale continua ad avere questi alti e bassi, fino a quando durerà, fino a quando si spenderanno energie, risorse, strutture, per una gestione così discontinua?

Crediamo si debba arrestare questa deriva così pericolosa, prima che sia troppo tardi. Pertanto vogliamo far sentire con più forza la nostra voce perché non vada perduta la ricchezza di una storia che tanto bene ha prodotto per la crescita dei giovani e ilo servizio alla comunità civile di cui tutti siamo partecipi.

[1] Conferenza Episcopale Italiana EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020, (n. 54, b).