“C’è ancora spazio per educare?”

“C’è ancora spazio per educare?”

Il progetto Gio-Stra stimola numerose riflessioni sul piano pedagogico. Interrogarsi circa gli spazi reali e potenziali dell’educazione con i giovani implica lo sforzo di comprendere profonde trasformazioni in atto, a livello sociale, culturale ed educativo.

Tra le trasformazioni più significative individuiamo il progressivo impoverimento della qualità dell’esperienza nella vita quotidiana. Da un lato, non è più concepibile e praticabile un’idea di esperienza come trasferimento del patrimonio di saperi, abilità e atteggiamneti da una generazione all’altra. D’altro lato, l’esperienza quotidiana dei giovani (ma anche degli adulti) semba dissolversi in un fare spesso dispersivo e in « lampi » intensi di stati emotivi. In questo caso si vivono frammenti di intensità che non è facile però comporre in forme  di apprendimento. Così i ragazzi e le ragazze fanno molte cose (viaggi, uso di tecnologie, studi, attività sportive…) - certamente più numerose delle generazioni precedenti - ma, non per questo, riescono ad imparare da tali attività. Si moltiplica il fare e si riduce l’esperienza. Senza esperienza, però, viviamo la quotidianità  non riuscendo a darvi un senso, subiamo il suo accadere. Eppure dell’esperienza abbiamo bisogno, ne hanno bisogno i giovani. Non essendo più oggi data, è necessario che la « facciamo » originalmente, la costruiamo giorno per giorno come creazione personale. « Fare esperienza » consiste nella capacità di trasformare i fatti della vita quotidiana – una lezione scolastica, un lavoro,

un’attività sportiva, la visione di un film o la lettura di un libro, un viaggio – in apprendimenti per noi validi.

Per relaizzare tale prospetiva di apprendimento esperienziale occorre :

-       superare le distinzioni rigide tra educazione formale e occasioni di apprendimento quotidiane che si realizzano in situazioni informali o non formali, come – ad esempio – gli oratori o i gruppi e le associazioni giovanili. Gli apprendimenti sono unici, differenti sono i contesti nei quali avvengono

-       dotarsi ed utilizzare didattiche di formazione esperienziale. Imparare dall’esperienza è un compito autoformativo ma occorre venga insegnato. Così come esistono didattiche di carattere scolastico, esistono e si possono utilmente impiegare didattiche fondate sull’esperienza quotidiana. Sono soluzioni didattcche fondate sugli ambienti di vita, la dimensione del gruppo, il lavoro, le produzioni culturali e artistiche…

-       formarci come educatori al riconosciemnto ed alal valorizzazione delle epserienze quotidiane dei giovani. Il modo più efficace per realizzare ciò consiste nell’occuparci attivamente e con cura del nostor apprendimento dall’esperienza. Se diventiamo più capaci di apprendere dai fatti della vita quotidiana saremo più capaci di guidare gli altri a fare – con la proprio originalità – lo stesso percorso.


Seminario Nazionale GIO-STRA, intervento di Piergiorgio Reggio - Università Cattolica del Sacro Cuore Milano
Nel suo nuovo libro, Il Quarto Sapere, vengono approfonditi i temi dell'articolo. 

   

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