“Traghettare” i ragazzi di La Spezia verso un futuro migliore.
Don Antonio ci presenta il progetto Il traghetto, centro diurno per minori in difficoltà realizzato con il contributo di Fondazione Carispe e Regione Liguria.
Presentare questa attività è un compito difficile, perché dovrei riuscire a concentrare in poche parole un impegno molto complesso e lungo, fatto di sensibilità, professionalità, vicinanza ai ragazzi e al territorio, volontà e tentativi di collaborazione tra operatori, ascolto reciproco con enti pubblici e privati, e tanta fatica e passione da parte di tutti.
Per questo è sempre difficile per me presentare le attività fatte; chi lavora nel campo sociale, chi come me ha anche un ruolo religioso, ma anche ogni operatore che si dedica a diminuire il disagio giovanile, compie una scelta quotidiana di vita dedicata ai ragazzi, che chiaramente non è possibile ridurre a poche note, una scelta che coinvolge ogni attimo della giornata e ogni giorno dell’anno, in cui è difficile isolare momenti da raccontare con una sintesi.
Vi chiedo per questo perdono, perché quello che vi dirò sarà una scelta del tutto personale, ma mi sembra importante proporvi queste riflessioni per evidenziare non solo quello che è stato fatto, ma importanti cambiamenti e passi avanti che qui vorrei sottolineare.
Immaginate dei ragazzi che per qualche motivo sono su una sponda di un fiume o di un mare, con il compito di andare dall’altra parte, di raggiungere il proprio spazio nella società; possiamo pensare che molti di questi ragazzi saranno aiutati da piccole e grandi barche che altri hanno costruito per loro, alcuni presto si stancheranno e faranno un pezzo a nuoto, altri costruiranno da soli la propria zattera.
E poi possiamo immaginare che ci siano dei ragazzi che restano isolati, che nessuno prende a bordo perché difficili, faticosi, potenzialmente insubordinati, e voi sapete quanto è importante per una barca che tutti svolgano con ordine il proprio lavoro.
Il nostro traghetto nasce per essere una possibilità, che viene offerta a i ragazzi che altri non vogliono, per essere coinvolti, collaborare, crescere e diventare adulti responsabili.
Come credo capirete bene, per mandare avanti una barca che ha come ambizione quella di navigare per e con ragazzi socialmente in difficoltà, occorre un equipaggio un po’ particolare, preparato per questa sfida. Immagino vi chiederete che tipo di preparazione occorra, ed è la domanda che anche noi ci siamo fatti, incontrando oltre 30 professionisti del sociale per selezionarne 4.
L’impegno è stato dedicato da prima alla formazione, con il percorso “Educare al tempo della complessità”, per poi procedere all’individuazione dei componenti dello staff.
La nostra scelta si è indirizzata su persone che avessero esperienza consolidata, che appartenessero al tessuto professionale e sociale di La Spezia, e soprattutto che fossero motivate alla funzione educativa e ad accettare la sfida di dedicarsi a ragazzi più impegnativi.
Un traghetto, quindi, con operatori motivati e molto professionali, che per circa 3 mesi si sono periodicamente incontrati, tra loro e con gli operatori dei servizi sociali, per decidere come lavorare, quali gli obiettivi, le attenzioni e le metodologie, quali i ruoli e i compiti, fino a produrre alcuni documenti interni che sono il nostro riferimento e una Carta dei Servizi che è il nostro patto con il territorio.
Adesso il traghetto sta avviandosi a lasciare la terra ferma con i 10 ragazzi segnalati dai servizi sociali. Le varie attività del Centro Diurno saranno dedicate a sostenere i ragazzi nei percorsi scolastici, di crescita e di educazione, di socializzazione e di inserimento nei contesti di riferimento, scuola e famiglia. Ogni attività, ha i propri obiettivi verificabili con modalità sia interne che pubbliche ed è sottoposta a processi di qualità e miglioramento continuo; ha professionisti dedicati (educatori, psicologo, assistente sociale), responsabilità chiaramente attribuite e metodologie scientificamente fondate.
L’impostazione educativa non potrà che essere quella salesiana, il Centro si orienterà alle esigenze personali di ogni ragazzo, come famiglia accogliente e aperta a dare spazio e tempo, quelli che ogni ragazzo, con la sua storia e le sue difficoltà, richiede. Il termine “famiglia” mi sembra appropriato per introdurre le ultime mie riflessioni che riguardano gli importanti passi che, come vi dicevo, fin qui sono stati fatti. I ragazzi in difficoltà a cui ci dedichiamo hanno spesso alle spalle famiglie in difficoltà, e rappresentano una richiesta silenziosa ma molto grande per tutta la comunità di La Spezia. Ho parlato di comunità di La Spezia, perché non dobbiamo pensare che di esclusione sociale si possano occupare solo i professionisti del sociale, isolati tra loro e rispetto al resto del contesto, perché l’esclusione non è un problema tecnico o un deficit dei singoli ragazzi, ma è un fallimento di tutti, e lavorare per l’inclusione significa migliorare tutta la comunità in cui viviamo.
Per questo alle difficoltà delle famiglie stiamo provando a rispondere con l’impegno di una famiglia più allargata, fatta di tutte le risorse migliori che la città può produrre e che vogliono collaborare all’interno dei progetti che vi ho velocemente descritto. Non posso non iniziare nominando la famiglia salesiana di cui faccio parte, la famiglia dell’oratorio con le sue moltissime opportunità e risorse che credo conosciate, ma anche quella più ampia, alcune delle più preziose indicazioni ci sono giunte dai responsabili di centri diurni salesiani di Roma, di Napoli, di Torino e di altre parti di Italia. La collaborazione ha coinvolto i servizi sociali, una collaborazione strettissima, tanto che il progetto è anche e per grande parte, merito della loro sensibilità e intelligenza. Ma una più importante famiglia è quella di tutti coloro, che si sono organizzati, con associazioni, gruppi, cooperative, circoli, per dare opportunità ai ragazzi e per aiutarli nella crescita. Gli operatori dell’area minori di La Spezia stanno costruendo una rete reale, fatta di scambi, informazioni, sinergie, sostegni reciproci, tanto che si può parlare di una rete di servizi, più che di progetti scollegati.
E in questa famiglia vi è la Federazione SCS/CNOS, cui deve essere dato atto, con testimonianza di tutti i protagonisti, di aver voluto favorire questo processo di crescita, promuovendo corsi di formazione e convegni, favorendo il dialogo e l’ascolto, l’attenzione alle idee e alle sensibilità di tutti, accogliendo proposte e alleanze per finalità comuni. Per chi di voi non lo sapesse, queste sono state molto più che intenzioni e parole, su impulso della Federazione ci siamo incontrati, abbiamo discusso, rilevato bisogni e idee, scritto documenti ufficiali come prodotto di un lavoro comune. Tutto questo ovviamente nel modo più pubblico e trasparente e nel rispetto di ruoli e responsabilità.
Tutte quelle barche che stanno navigando con i ragazzi a bordo, per aiutarli nel viaggio di una crescita armoniosa e con questo migliorare il futuro di La Spezia, hanno dimostrato di non guardare solo alla propria rotta, di potersi fermare ed eventualmente aiutare le altre barche momentaneamente in difficoltà, di navigare vicini per affrontare meglio le onde, in un viaggio che idealmente, stiamo facendo tutti insieme.
Don Antonio Integlia


