Alla Tavola rotonda il punto di vista dei media. Renata Maderna

Alla Tavola rotonda il punto di vista dei media. Renata Maderna

Tavola rotonda

Renata Maderna è caporedattore di Famiglia Cristiana e di Famiglia Oggi, un ottimo osservatorio perché si rivolge alle famiglie ed ha un contatto diretto con i suoi lettori. Le è stato chiesto come appare la famiglia a chi fa questo lavoro e quali sono le paure che le famiglie vivono e manifestano e su cui chiedono consigli e suggerimenti.

"Innanzitutto vi volevo ringraziare e dire anche che mi trovo al posto sbagliato, lo potete bene immaginare, perché il mio lavoro non è parlare di solito ma ascoltare, ed è quello che fortunatamente ho potuto fare finora. Quindi dichiarando subito la mia professionalità, che non è né quella dell’educatore, né dello psicologo, non posso far altro che prendere spunti dal mio mondo che è quello di un punto di osservazione sulle famiglie.

Prima di iniziare, rubo da una delle ultime inchieste che ho fatto quattro commenti di intervistati un po’ particolari. Uno dice: “La nostra gioventù è maleducata, si prende gioco dell’autorità, non ha nessun tipo di rispetto per gli anziani. I nostri bambini di oggi non si alzano in piedi quando un anziano entra in un locale, rispondono ai loro genitori e chiacchierano invece di lavorare. Sono tutti semplicemente cattivi!”. Secondo intervistato: “Non ho più nessuna speranza per l’avvenire del nostro paese se la gioventù di oggi prenderà il comando domani, perché questa gioventù è insopportabile, senza ritegno, semplicemente terribile”. Terzo: “Il nostro mondo ha raggiunto uno stadio critico. I figli non ascoltano più i genitori. La fine del mondo non può essere tanto lontana”. Quarto: “I giovani sono maligni e pigri. Non saranno mai come la gioventù di una volta. Quelli di oggi non saranno capaci di mantenere la nostra cultura”.

Questi signori di cui ho riportato il parere in uno dei miei articoli sono Socrate - che viveva nel V secolo a.C., Esiodo - 720 a.C.- , uno sconosciuto sacerdote egiziano - 2000 a.C. - e arriviamo anche al 3000 a.C. perché l’ultimo testo era su una tavoletta di argilla di Babilonia. Perché ho citato questi signori? Perché c’è questo allarmismo nella società sui temi educativi e come abbiamo visto viene da molto lontano. Di recente è stata presentata una ricerca molto interessante dell’Osservatorio sull’Infanzia di Firenze in cui i giornalisti erano tra gli imputati. Un ricercatore leggeva infatti i titoli che noi mettiamo sui giornali: “Un bambino su 3 soffre di asma”, “Una bambina su 7 nate oggi sarà sicuramente anoressica”, “Un ragazzo su 5 subirà o sarà attore di un fatto di violenza”. Questa è la quotidianità dei giornali e delle televisioni. Quindi non c’è da meravigliarsi se c’è tra i genitori allarme e paura.

Ci sono due filoni nel mondo della comunicazione riguardo al tema dei figli e dell’educazione. Uno che io chiamerei “fiocchetti e borotalco”: uno stile tutto incentrato sull’attesa del bambino, le cose che servono, le carrozzine, i profumi, le cremine, tutti i marchingegni per sentire il suo respiro la notte. E il secondo stile è quello dell’allarme: i drammi, le droghe, il bullismo. Non c’è da chiedersi come mai cresce una generazione di genitori terrorizzati. Su questa generazione noi abbiamo dei segnali molto forti. Sapete che il mio giornale, “Famiglia Cristiana”, riceve moltissime lettere: andiamo dal marito che chiede se deve lasciare la moglie oppure no, al lettore che ci manda la scatola del caffè bucata con dentro dei vermetti che ha trovato nell’orto su una certa pianta e vuole sapere che malattia ha. Quindi capite che abbiamo un ampio spettro. Ci arrivano le lettere di questa generazione di genitori “gomma”: le maestre dicono sempre che i bambini, anche quando gli si dice di fare un disegno libero, fanno un segno e lo cancellano. Anche i genitori sembrano essere così. E mi sono molto ritrovata nel commento che faceva il dott. Gillini con la frase: “La dimissione dei genitori”. Mi ritrovo molto con il tema della “dimissione educativa”. Ci sono mamme che scrivono: “Invidio l’ignoranza di mia madre: non ha studiato, non sapeva, non si è mai posta una domanda psicologica nei miei confronti. Per lei il problema era darmi da mangiare, che io studiassi e che, in pratica, non rompessi troppo. Io ogni tanto la invidio: ho letto mille manuali e non capisco più nulla”.

Anche nelle lettere, nelle mail, nelle telefonate che riceviamo ci sono due filoni con una cesura profonda. Da un lato ci sono le lettere delle “mamme tutto sogni”, che hanno appena avuto un bambino. E poi ci sono le lettere disperate con una cesura profonda nel momento in cui il bellissimo neonato, profumato, carino, da baciare, si sveglia una mattina ed è quel tremendo adolescente – esperienza devastante che abbiamo provato tutti – che oltretutto non si lava e fa anche numerose altre cose che danno un certo fastidio. In questa seconda categoria di lettere c’è proprio la disperazione delle frasi: “Non riconosco più mio figlio”, “Non so che cosa tentare”, “Non so che cosa fare”. E c’è anche una richiesta di una sorta di delega: “Ditemi voi che cosa fare”. Oppure raccontano che hanno chiesto al professore, al sacerdote, all’educatore: “Faccia lei, glielo dica lei perché io non so più che cosa dire”. Mentre, tra i genitori dei bambini più piccoli, ci sono questi “genitori elicotteri”, che dicono che vogliono eliminare, smussare, rimuovere gli ostacoli, fare la vita dei figli.
Abbiamo un’inchiesta questa settimana sulla scelta della scuola superiore con i genitori che vorrebbero mettersi loro tra i banchi: vorrebbero fare il classico e dicono: “Facciamo il classico”, “Ci siamo iscritti al classico”. No, tu non ti sei iscritto a niente; casomai hai iscritto un altro.

E sempre a proposito di questa incapacità della famiglia, di questa resa, queste dimissioni, mi sono appuntata questo brano che è del CISF, Centro di Studi sulla Famiglia, a cui Famiglia Cristiana è legata, che elabora rapporti ogni due anni. Questa è una delle sue osservazioni: “Il buon andamento di una storia famigliare non dipende dall’assenza di ostacoli, dalla linearità dei processi, dall’assenza di problemi, quanto piuttosto dalla capacità di adattamento che uno specifico sistema famigliare saprà realizzare di fronte ai cambiamenti al proprio interno e alle difficoltà incontrate nell’ambiente. Si introduce un punto di vista positivo nei confronti della famiglia, proprio perché non viene considerata passiva, schiacciata di fronte alle difficoltà, alle sfide, ma viene letta nel suo agire concreto, nel suo protagonismo, nella sua capacità di messa in movimento, di adattamento”. È quello che Tagore diceva molto bene: “Se chiudete la porta a tutti gli errori, la verità rimarrà fuori”.