Editoriale: Riflessioni pre-pasquali

Editoriale: Riflessioni pre-pasquali

Buona_Pasqua

Scrivo questo editoriale di Pasqua in treno da Foggia a Torino. Ho partecipato alla due giorni di inaugurazione del Centro Villaggio don Bosco. Voluto, ideato e pervicacemente portato avanti da don Michele de Paolis, allora presidente e responsabile della Comunità sulla strada di Emmaus.
Il Villaggio sorge a pochi chilometri da Foggia, in Agro di Lucera ed è formato da tre ridenti borgate, immerse nel verde, con “grappoli di case” attorno a spazi di comune incontro. Il progetto nasce nell'anno 2000: accogliere i minori stranieri che a frotte arrivavano da noi. Sfuggivano a situazioni di estrema miseria, a guerre e a trattamenti persecutori. Contiene proposte di forme nuove di accoglienza, con risposte articolate, fortemente caratterizzate da interventi educativi. Presentato al tavolo “Emergenza Puglia”, fu finanziato dalla Presidenza del Consiglio del Governo D’Alema. Una due giorni di freddo, pioggia e un po’ di sole (tipicamente da Torino si direbbe!!!!ma l’Italia climatica si è capovolta) abbondantemente compensato dal caldo delle emozioni che l’intensità degli eventi proposti mi ha suscitato. Un coro unanime di grazie a don Michele. Una presenza forte delle istituzioni, dell’Ispettoria meridionale e una benedizione calda e cordiale del Card. Oscar Andrés Rodrìguez Maradiaga. Una festa ben riuscita, guidata con abile regia da don Vito Cecere, presidente attuale di Emmaus, ma irrealizzabile senza l’aiuto degli altri operatori dei vari progetti Emmaus e di tanti, tanti, tanti, volontari.

Sono quelle giornate che ti fanno star bene, ti compensano delle fatiche e delle delusioni, a volte arrabbiature… ché in questo paese i ragazzi, specie più poveri, o immigrati raramente hanno cittadinanza e di rado trovano un villaggio che li accoglie.
Ora a questi minori stranieri si è messa di traverso anche la Corte di Cassazione che interpretando l’art. 31 del Testo unico sull’immigrazione ha affermato che gli immigrati irregolari con figli minori che studiano in Italia non possono invocare le conseguenze negative sui figli come motivo per poter continuare a soggiornare nel nostro paese. Secondo il nuovo orientamento della Suprema Corte, che smentisce una propria recente sentenza, l’esigenza di garantire la tutela alla legalità delle frontiere prevale sulle esigenze di tutela del diritto allo studio dei minori.

Ma quando si celebra il family day, per chi è? Solo per i nostri ragazzi italiani, ipergarantiti, forse a volte troppo coccolati e viziati? Non certo per i minori stranieri se la tutela delle frontiere può essere considerata prevalente rispetto al più elementare dei diritti umani: quello dei bambini ad avere una famiglia. Ma i diritti dei bambini non sono inviolabili per tutti? Per questi diritti noi alziamo la voce.
Difficile e tortuosa la strada dell’integrazione che noi, con i nostri interventi e servizi, giorno dopo giorno, vogliamo percorrere e ne constatiamo con fierezza i buoni risultati. Tutte le forze politiche ne fanno oggetto di proclami e di programmi. Ma anche qui non univoca l’interpretazione; per noi è accoglienza, accompagnamento educativo che non nega la storia e la memoria delle loro origini, non misurabile però con punti che danno diritto a permessi di soggiorno. Viene sovente da chiedersi se veramente la si voglia questa integrazione o se non la si pensi piuttosto come una corsa ad ostacoli, con un traguardo solo per i più garantiti. Ancora una volta il classico modello del primo della classe.

Mi avvio alla conclusione con uno sguardo alla Pasqua. La mia Chiesa di Torino si sta preparando all’evento ostensione Sindone con un vasto programma pastorale dal titolo Passio Christi, passio hominis. Le varie unità pastorali si sono lasciate interrogare da persone e luoghi che abitano la passio dei poveri, a volte proprio degli esclusi. Altre diocesi del Piemonte se ne sono fatte carico con iniziative bibliche e culturali di ogni genere (arte, musica, ecc..). Siamo fortemente invitati a cercare quel volto di Gesù, che la tradizione ci rimanda impresso nella Sindone, in tanti nostri fratelli e sorelle, per noi si traduce in ragazzi e ragazze, che soffrono. Quando assumono un volto escono dalla categoria stranieri, detenuti, tossicodipendenti, minori abusati, in cambio di un nome, una storia, un progetto di vita. Ci auguriamo che quanti - i numeri aumentano ogni giorno - sono desiderosi di contemplare il sacro lenzuolo, sappiano andare oltre e cercare le piaghe e le sofferenze del mondo, e decidersi a non rimanerne indifferenti. Solo così si può dire che concorriamo anche noi alla Resurrezione. Ecco, cari amici, la Pasqua che auguro a tutti di vivere con gioia e intensità, festa centrale della nostra esperienza cristiana, sia passaggio da morte a vita, di certo, anche un po’ con la nostra carità.

                                                                                                                            Domenico Ricca