Editoriale: scherzi della calura estiva
Succede tutto sotto il sole cocente di questo luglio infuocato: la proposta del piano nazionale per l’infanzia, la mini-naja, la discussione di una finanziaria che probabilmente renderà la vita più difficile a tanti… i soliti. E alcune cose sembrano scherzi del Solleone. Sempre di più sembra che questo paese non abbia lungimiranza. I suoi orizzonti sono limitati, non riesce a guardare lontano, come se tutto dovesse finire domani.
Il piano nazionale per l’infanzia, per esempio, non contempla misure adeguate per l’educazione e la partecipazione attiva di adolescenti e giovani: è il buco più grande che si rileva in questo documento schematico ed essenziale presentato pochi giorni fa (ma guardiamo fiduciosi alla disponibilità dichiarata dalle istituzioni competenti ad accogliere le modifiche proposte dalle associazioni.). Anche se si intravedono note positive come quella relativa alla responsabilità delle famiglie, per gli adolescenti c’è poco, nessuna misura rilevante per educarli come cittadini.
In realtà quella della partecipazione e dell’educazione dei giovani sembra una dimenticanza frequente nell’assetto del nostro paese. Anzi, ciò che di buono c’è in questo senso pare sia bene smantellarlo: il servizio civile nazionale per esempio è da tempo boccheggiante, in iperventilazione per la cronica mancanza di fondi.
Fortuna che i fondi non mancano per la mini-naja. Quanto di più educativo si siano potuti inventare in un paese che da Costituzione ripudia la guerra: periodi di stage nelle forze armate! Per insegnare cosa? Ad imbracciare le armi? Che “armati è meglio”? O forse è un modo per colmare temporaneamente la cronica mancanza di personale delle forze dell’ordine con “volontari” a buon mercato da illudere con la speranza di chissà quale futuro stipendiato.
I numeri parlano chiaro. I numeri non mentono: 20 milioni di euro verranno spesi in tre anni per la realizzazione di questa nuova iniziativa.
Ma, in tempi di risparmi necessari, non si comprende perché questo denaro non venga utilizzato per cose più costruttive, magari per dare un po’ di respiro a quella che è stata davvero una bella intuizione dello Stato italiano, il Servizio Civile Nazionale.
A nulla valgono le giustificazioni di chi vede nei 20 milioni di spesa prevista una “piccola cifra”. Ma se di far sacrifici si parla, e di razionalizzazione delle spese, quelle cifre risultano essere fin troppe, anche considerando i tagli alla cultura, alla sanità, a funzioni essenziali dello Stato in atto.
Come già affermato ufficialmente dalla CNESC (Conferenza Nazionale enti di Servizio Civile) di cui facciamo parte come associazione, vorremo che questi soldi venissero spesi per “l’unica esperienza d’impegno civico, promozione della pace, e difesa non armata e non violenta della patria messa a disposizione dei giovani”, invece che spenderli per farli accostare alle armi.
Come si insegnano la cittadinanza attiva e i valori della pace e del rispetto della nazione? Se lo sono chiesto i “padri fondatori” del servizio civile nazionale. Se lo sono chiesto i vari Pinna, don Milani, … se lo sono chiesto perché sapevano che la risposta non era nell’esercito e hanno lottato e pagato spesso a caro prezzo per dimostrarlo (non basta mai ricordarlo perché questo paese pare abbia anche la memoria corta). No, non è quello che vogliamo per i nostri giovani. Li vorremmo più consapevoli, più impegnati nel volontariato, nella difesa pacifica, attiva, quotidiana del nostro paese e dei valori positivi che esso ha ancora dentro. Li vorremmo paladini della solidarietà, difensori e promotori dell’Europa, della cittadinanza attiva e dei diritti umani. Ma queste cose dobbiamo infondergliele, dobbiamo trasmetterle noi per primi nella maniera giusta.
Non dimentichiamo inoltre un altro aspetto: dai dati diffusi all’incontro per i 10 anni del Rapporto Eurispes - Telefono azzurro leggiamo, tra i tanti aspetti, che c’è stato un incremento esponenziale dell’uso di internet tra i giovani. Sempre più chiusi nei loro mondi digitali, utilizzano il pc come uno dei principali strumenti per creare e coltivare rapporti e relazioni. Ciò produce un progressivo deficit di socializzazione e di scambi reali. È indubbio che il servizio civile nazionale costituisce invece proprio una indispensabile fucina di relazioni, esperienze, contatti.
Visto che si pone la necessità di aggiornare gli strumenti educativi e ripensarne di nuovi che siano in grado di accompagnare i giovani nella crescita, favorire l’acquisizione di competenze e valorizzare le loro potenzialità stimolandone la partecipazione attiva, e visto che il servizio civile nazionale è potenzialmente tutto questo, allora vorremmo che, quei 20 milioni di euro, se proprio avanzano, venissero spesi veramente per la formazione e l’educazione dei giovani rivitalizzando tale strumento. Speriamo e chiediamo pertanto un netto cambio di indirizzo.
Dal canto nostro continuiamo ad educare “l’esercito dei ragazzi di don Bosco”, cercando di alimentare in loro la fiducia e l’impegno verso un futuro che li veda cittadini responsabili, preoccupati per il bene comune. Migliore insomma. E nonostante tutto ci crediamo.



