La Spiritualità dell’Educazione

La Spiritualità dell’Educazione

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“Non conformatevi alla mentalità di questo mondo”(Rom 12,2).
Convegno Caritas
Torino 23-25 giugno 2009
A cura di Domenico Ricca

Partiamo dalla provocazione del Papa (Roma Gennaio 2008):
Siamo qui riuniti, infatti, perché ci muove ….la percezione cioè di quella che abbiamo chiamato "una grande emergenza educativa". Educare non è mai stato facile e oggi sembra diventare sempre più difficile: perciò non pochi genitori e insegnanti sono tentati di rinunciare al proprio compito, e non riescono più nemmeno a comprendere quale sia, veramente, la missione loro affidata.
Si parla perciò di una grande "emergenza educativa" , confermata dagli insuccessi a cui troppo spesso vanno incontro i nostri sforzi per formare persone solide, capaci di collaborare con gli altri e di dare un senso alla propria vita. Viene spontaneo, allora, incolpare le nuove generazioni, come se i bambini che nascono oggi fossero diversi da quelli che nascevano nel passato. Si parla inoltre di una "frattura fra le generazioni", che certamente esiste e pesa, ma che è l'effetto, piuttosto che la causa, della mancata trasmissione di certezze e di valori.
Come dire: viene spontaneo incolpare le nuove generazioni...
Emergenza educativa che si è fatta più visibile, per la frammentarietà, mucillaggine, liquidità.
Sono cambiati tanti concetti: solido, spazio, tempo, il pudore, progetto, limite, attrezzarsi per il futuro, ecc..
Sono subentrati nuovi modi di leggere la propria storia, la propria vita
Liquidità, frammentarietà, presentismo,  esposizione del proprio corpo, il rischio e il desiderio, il just in time delle cose e delle persone…
“Siamo di fronte a una “una vera e propria "poltiglia valoriale e comportamentale" sempre più accettata dal corpo sociale, che porta ad una generale deregulation dei comportamenti: la trasgressione non scandalizza più e ci si trova di fronte ad un "casting personale di massa". E' la fotografia scattata dal Censis ai giovani fra i 18 e i 30 anni in una ricerca presentata questa mattina a Roma. Un numero sempre maggiore di questi giovani pensano che avere successo nella vita significa soprattutto realizzare le proprie aspirazioni (37,9%) ed essere se stessi (25,4%), e che il modello vincente che la società propone è quello di diventare ricchi e famosi (31,3%)” .

Uno sguardo ai ragazzi di oggi, agli adolescenti,
Con la consapevolezza di situazioni di ambivalenza.

Perché:
• Nella mia esperienza una discordanza tra le analisi sociologiche, i dati statistici, l’immagine che ne esce e la realtà quotidiana dei volti e delle storie che conosco
• In questa nuova situazione di vita e delle istituzioni (anch’esse più fragili) per educare di cosa c’è bisogno, per non subito incolpare i ragazzi?
• In un clima di fragilità e frammentarietà, dove sono saltate le grandi cornici i ragazzi hanno bisogno di una cura maggiore, di un accompagnamento discreto, ma costante, di non essere abbandonati a sé stessi
• Hanno bisogno di adulti competenti
• Ma chi è l'adulto "abbastanza competente". I genitori no, gli insegnanti neppure... Sarà lo specialista, il terapeuta,….. 
«No, per questi adolescenti l'adulto competente è chiunque coltivi ed esprima una forte passione per "qualcosa". Ecco, quando individuano qualcuno che secondo loro va bene, in base a criteri anche difficili da decodificare, possono esserne soggiogati. Anche un docente un po' svitato, ma realmente appassionato della sua materia, diventa un punto di riferimento, una risorsa. Gli altri adulti - quelli opachi - non sono contestati, non sono avversari da abbattere, semplicemente rimangono del tutto irrilevanti».
• Adulti che sappiano aiutare a dar senso ai significati, cioè creare cornici unificanti
• Che sappiano coniugare amore-tenerezza, amore-fermezza
• Un figlio deve incontrare anche, crescendo, l'amore fermezza, ossia una serie di regole. coerenti, adeguate all'età, e una guida. Le regole fanno sentir bene i bambini, danno ,sicurezza e consentono di fare delle previsioni; indicano che i genitori hanno il controllo della situazione, che sanno ' che cosa è bene per loro e che cosa si aspettano da loro. L'amore fermezza (che è l'opposto della durezza, della freddezza e dell'indifferenza) ha come obiettivo l'apprendimento graduale dell'arte di vivere, l'acquisizione di una progressiva autonomia e fiducia in se stessi.

Arriviamo così – ancora il Papa -, cari amici di Roma, al punto forse più delicato dell'opera educativa: trovare un giusto equilibrio tra la libertà e la disciplina. Senza regole di comportamento e di vita, fatte valere giorno per giorno anche nelle piccole cose, non si forma il carattere e non si viene preparati ad affrontare le prove che non mancheranno in futuro. Il rapporto educativo è però anzitutto l'incontro di due libertà e l'educazione ben riuscita è formazione al retto uso della libertà. Man mano che il bambino cresce, diventa un adolescente e poi un giovane; dobbiamo dunque accettare il rischio della libertà, rimanendo sempre attenti ad aiutarlo a correggere idee e scelte sbagliate. Quello che invece non dobbiamo mai fare è assecondarlo negli errori, fingere di non vederli, o peggio condividerli, come se fossero le nuove frontiere del progresso umano.

La Chiesa italiana: Il compito urgente dell’educazione quale tema degli Orientamenti pastorali del prossimo decennio, ovvero la diaconia dell’educazione
“Quello educativo è, per le nostre comunità cristiane, un impegno tutt’altro che inedito. … Ebbene, riprendere con sistematicità e intensificare ora un’azione che in fondo non è mai stata dismessa, significa collocarci su una linea di servizio che probabilmente intercetterà l’attesa di molte famiglie, a prescindere dalla frequenza o meno ai sacramenti. Come Chiesa, sentiamo nostra fino al midollo questa diaconia: essa non circoscrive la propria azione nella sola prospettiva religiosa, perché punta ad educare donne e uomini che faranno l’Italia e l’Europa di domani. Anche questo orizzonte, necessariamente più ampio, è obiettivo che merita la nostra dedizione” (Bagnasco) .
Ed ancora 
“Si intende ribadire che l’educazione è una questione di esperienza: è un’arte e non un insieme di tecniche e chiama in causa il soggetto, di cui va risvegliata la libertà. ….. Da queste considerazioni scaturiscono due conseguenze, largamente condivise dall’Assemblea: la prima individua nella Chiesa particolare e specificamente nella parrocchia il luogo naturale in cui avviare il processo educativo, senza peraltro sminuire il contributo originale delle aggregazioni ecclesiali; la seconda dà rilievo ai soggetti del processo educativo (sacerdoti, religiosi e religiose, laici qualificati e, naturalmente, la famiglia e la scuola), dal momento che figure di riferimento accessibili e credibili costituiscono gli interlocutori necessari di qualsiasi esperienza educativa.

Verso quali ragazzi?
• Ma per noi i ragazzi da educare non sono solo i nostri ragazzi, più garantiti, saturi di tutto, così saturi e così fragili, così insicuri, che un insuccesso scolastico li porta a far gesti sconsiderati.

E allora permettetemi un tratto di lessico familiare
…Questi giovani hanno veramente bisogno di una mano benefica, che prenda cura di loro. 1841: Don Bosco in visita alle carceri della città.
"Vedere turbe di giovanetti sull'età da 12 a 18 anni; tutti sani, robusti, di ingegno svegliato; ma vederli là inoperosi, rosicchiati dagli insetti, stentare di pane spirituale e temporale, fu cosa che mi fece inorridire. Chi sa, diceva tra di me, se questi giovani avessero fuori un amico, che si prendesse cura di loro, li assistesse e li istruisse nella religione nei giorni festivi, chi sa che non possano tenersi lontani dalla rovina o al meno diminuire il numero di coloro che ritornano in carcere? Comunicai questo pensiero a Don Cafasso e col suo consiglio e coi suoi lumi mi sono messo a studiare il modo di effettuarlo” (Ferreira 1992)  
• Per questi ragazzi la parola educare ha una traduzione più complessiva: prendersi cura,  nonostante tutto
• Perché vuol dire andare contro corrente – “Non conformatevi alla mentalità di questo mondo”(Rom 12,2).
“La ''libertà di essere se stessi'' sconfina in posizioni al limite della xenofobia: è la fine del politically correct e il trionfo del ''dire le cose come stanno''. De Rita: ''Chi parla di integrazione sociale in riferimento agli immigrati è considerato fuori moda'' , è visto come un sorpassato degli anni ’80, come un buonista incallito”, fuori moda e fuori tempo. La tendenza attuale è quella di dare libero sfogo alla “paura istintuale verso l’altro”, con un conseguente aumento – sul versante dei comportamenti - del ricorso alla violenza e all’aggressione. Secondo il Censis c’è una “netta caduta della tolleranza nei confronti dell’altro, sempre più percepito come una minaccia alla libera espressione di sé, un possibile invasore di confini, di regole, di norme” percepite in modo autoreferenziale e proprio per questo ancora più inviolabili. In linea generale, considerando non solo gli stranieri, è significativo per il Censis l’aumento dei casi di accoltellamento mortali per un parcheggio o di risse in discoteca dovute a malintesi complimenti ad una ragazza, tutti episodi di intolleranza verso l’altro interpretati dal Censis in chiave di affermazione di sé. Allo stesso modo, l’aumento degli episodi di bullismo (segnalato dall’80% dei genitori in una intervista Censis 2008) è indicato come “affermazione di sé in contrapposizione al nemico, identificato nel più debole”.

• Ma vi sono tante esperienze significative sottotraccia, che comunque ci fanno ben sperare: centri diurni aggregativi, educativi, accoglienze residenziali, sportelli di ascolto e di informazione è quanto emerge dalla ricerca che ho curato per i Religiosi in Piemonte e per la mia Congregazione in Italia  e che sarà presentata ad Assisi in una Conferenza Nazionale dal 12 al 15 ottobre. 
• Tutte lì a testimoniare che “un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce”  come dice un proverbio africano,
• Che si ha bisogno di maggior visibilità, di maggior comunicazione non per dire quanto siamo bravi, ma per dare ascolto e indicazione a chi cerca aiuto, ma soprattutto per indicare i luoghi possibili della solidarietà dove poter  indirizzare il senso della propria esistenza …..
• In conclusione sono sempre più convinto che « L’educazione è cosa di cuore, e Dio solo ne è padrone e noi non potremo riuscire a cosa alcuna se Dio non ce ne insegna l’arte e ce ne dà in mano le chiavi».

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