Seconda Conferenza sull'Associazionismo Sociale
La seconda conferenza sull’associazionismo sociale si è svolta a Roma il 15 luglio 2010, promossa dall’Osservatorio Nazionale dell'Associazionismo e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in collaborazione con l’Isfol, per esaminare punti di forza e punti di debolezza del Non profit, fare il punto sulla situazione in Italia e confrontarsi sul futuro del modello sociale italiano. Presenti i rappresentanti delle principali associazioni nazionali del Terzo settore e del volontariato sociale. La riflessione è stata arricchita dagli interventi, tra gli altri, del prof. Revelli, dell’Università del Piemonte Orientale, del prof. Antonini, dell’università di Padova.
Un’analisi della realtà di Revelli ha evidenziato la preoccupante “morfologia” della crisi, il cui carattere specifico sembra essere la selettività: la crisi economica che sta colpendo il nostro paese in questo periodo non è omogenea, differenzia i suoi effetti. In questa situazione la famiglia ha svolto un ruolo fondamentale, un ruolo di compensazione. Ridistribuendo il reddito al proprio interno, la famiglia si è venuta configurando come welfare informale. Nel far questo ha spesso dovuto sacrificare però la propria relazionalità con l’esterno. E questo ha provocato e sta provocando “una necrotizzazione del tessuto sociale e la moltiplicazione dei micro conflitti orizzontali”. Tutto ciò enfatizza il ruolo del Terzo Settore. La crisi della socialità fa dell’associazionismo sociale un attore strategico imprescindibile per la funzione sociogenetica che è alla base della sua essenza. Per tutto il ‘900 ha dominato la diade Stato-Mercato adesso si impone questo “terzo circuito”, quello definito da Polanyi della reciprocità, che oggi ha una funzione fondamentale che è quella di non far dissolvere i legami sociali. Questo terzo polo si fonda sulla logica del dono, concepito non come meccanismo residuale ma centrale della società, con l’importante compito di generare relazioni. Contrariamente allo scambio di mercato, rapporto che si esaurisce in maniera immediata, il dono stabilisce un legame, fa transitare relazioni, ha una potenza superiore alla logica sia dell’autorità che del mercato. Eppure è necessaria una vigilanza critica sul dono, per fare in modo che non ci sia eccessiva distanza sociale tra chi dona e chi riceve, altrimenti ne viene contaminata la purezza stessa, subentrando la tendenza a produrre dipendenza o servitù. Per questo è necessario che ci sia una funzione pubblica garante di equità. Lo Stato non deve ritirarsi da questo terreno, poiché se la distanza tra i primi e gli ultimi si allunga eccessivamente, si crea una società in cui la logica del dono rischia di pervertirsi. Il concetto di sussidiarietà, dunque, non deve diminuire lo spazio del pubblico ma ampliarlo. Nel periodo di crisi che stiamo vivendo, la tentazione sarebbe quella di scaricare sul volontariato compiti che non sono i suoi, ma la sussidiarietà non deve essere supplenza. Il Terzo Settore deve dunque tirar fuori l’orgoglio della propria missione e il desiderio di difendere la propria essenza dalle logiche dello stato e del mercato.
Il Prof. Antonino ha anche lui condotto una analisi della situazione attuale, mettendone in evidenza tutti i limiti, ma anche avanzando proposte di tipo organizzativo. Il sistema economico globale è infatti radicalmente cambiato, il welfare state è in un vicolo cieco ed occorre un radicale ripensamento. Sembrano esserci solo due vie di uscita: o ridurre l’area di intervento dello stato, o mantenerlo, chiudendo gli occhi rispetto alle nuove problematiche economiche. C’è però una terza via che è quella dell’economia sociale di mercato che parta da una antropologia positiva, da una visione positiva dell’uomo. Occorre ripensare il sistema ripartendo dal concetto di responsabilità, fattore importante che non può essere trascurato. Dalla libertà mediante lo stato ad una libertà mediante la società. L’antropologia positiva privilegia dinamiche premiali e cerca di favorire lo sviluppo di capacitazioni, prevede controlli seri ma a-posteriori, come nel sistema anglosassone. Il principio di sussidiarietà deve dar vita ad un nuovo modo di amministrare, deve generare l’idea di un’amministrazione condivisa, uscendo dal vecchio paradigma pubblico/privato, superando il tradizionale antagonismo, per arrivare non a rigida separatezza ma all’unione per uno scopo comune, ad una sorta di sussidiarietà rinforzata.
Largo spazio è stato poi dato agli interventi dei presenti. Intenso quello del Presidente della Federazione SCS, Don Domenico Ricca, anche membro dell’Osservatorio, che ha sottolineato la visione di speranza per vocazione dei salesiani anche in questo complicato momento storico, speranza che non è mancanza di realismo ma capacità di vedere e prevedere vie di uscita. Le difficoltà sono ben visibili anche nelle opere salesiane attive sui vari territori del paese, che ci sia un generale e profondo impoverimento è infatti evidente anche all’interno degli oratori. Ma nonostante questo, l’impegno nel dare di più a chi ha avuto di meno, non si affievolisce minimamente, e i salesiani rimangono vicini ai giovani anche nella ricerca di senso. E tuttavia la difficoltà maggiore è quella di far fronte, oltre alle quotidiane necessità dei ragazzi accolti, anche alle mille pretese di una burocrazia spesso farraginosa e insensata. La richiesta fatta da don Ricca, è stata dunque quella di una semplificazione delle procedure, mantenendo comunque quei controlli, giusti e fatti con criterio, che tutelano il buon esito delle attività dei centri senza però complicarne l’andamento.
La capacità di infrastrutturazione sociale del Terzo Settore è una ricchezza per il paese che ha la più alta quota di fiducia nell’associazionismo e nel volontariato, lo ha sottolineato anche il Ministro Sacconi presente all’incontro, che ha inoltre espresso la sua convinzione che il Non Profit in futuro possa rappresentare un elemento sempre più pervasivo. Dal 2008 il percorso messo in atto ha visto meno stato e più società, più comunità: una opportunità da cogliere cercando di svilupparla, realizzando una robusta sussidiarietà e ridisegnando il perimetro delle istituzioni pubbliche: meno stato non è uno stato minore ma uno stato più autorevolmente regolatore, più progettuale. Anche davanti al Ministro Sacconi sono state infine riproposte le 5 richieste del documento proposto dall’Osservatorio Nazionale sull’associazionismo: la riforma della disciplina del Libro Primo del Codice civile in materia di associazioni e istituzioni senza scopo di lucro, la stabilizzazione del 5 per mille, misure per favorire l’impresa sociale, l’attuazione della legge sull’associazionismo di promozione sociale e la richiesta al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali di partecipare al Tavolo Misto con l’Agenzia delle Entrate sulle politiche dei controlli fiscali.
I lavori per il cambiamento sono dunque già iniziati
Cristina Mustari


