Un quadro dettagliato sulla trasgressione e l’uso di sostanze tra i giovani
Confermare la propria identità, mettersi alla prova, esistere davanti agli altri, comunicare un disagio, esplorare sensazioni e condividere emozioni, questi alcuni dei significati della trasgressione tra gli adolescenti secondo la prof.ssa Santerini, dell’Università Cattolica di Milano, che ha avuto il compito di tracciare il quadro generale sulle attuali sfide educative, aprendo il seminario La trasgressione in adolescenza tra crescita e disagio, organizzato dalla Federazione SCS – Salesiani per il sociale.
Ampio e dettagliato, a seguire, il panorama descritto dal dott. Celata, della Asl di Milano, dipartimento delle dipendenze, su stili e modalità di consumo di alcol e droghe. La precocizzazione dell’età del primo consumo e la diffusione del policonsumo, utilizzo concomitante di più sostanze, sono stati alcuni degli aspetti più importanti emersi dalla sua relazione. Nell’ultimo decennio l’esposizione alle droghe è quasi raddoppiata. Il mercato, in termini di offerta, raggiunge esattamente la metà dei giovani della fascia di età tra i 15-24 anni. E oltre alle droghe c’è una forte tendenza alla crescita anche nell’uso di alcol tra gli adolescenti grazie alla diffusione di nuovi tipi di alcolici come gli alcolpops, bevande alcoliche dolci e colorate, concepite per avviare al consumo i giovanissimi. I dati forniti mettono in crisi modelli spesso scontati di lettura e interpretazione dei fenomeni, e impongono di affrontare il problema sotto una nuova luce. «Il mondo adulto deve aprire gli occhi, deve mettersi al passo con i cambiamenti anche del marketing delle sostanze se vuole davvero contrastarne con efficacia l’uso». Quello delle droghe è un vero e proprio mercato e funziona come tale, valgono le stesse strategie di marketing che si utilizzano per qualsiasi prodotto. «Attualmente si lavora troppo poco sulla visibilità di chi non consuma sostanze, si fa un’informazione sbagliata perché parlando tanto delle sostanze e di chi ne fa uso stiamo di fatto pubblicizzando questi temi, producendo anche un effetto di “assuefazione sociale”». Bisognerebbe invece lavorare di più sull’offerta e “sponsorizzazione” di modelli positivi. Perché altrimenti «tutti quei processi che noi adulti, dal nostro punto di vista, percepiamo come trasgressivi e quindi sporadici, in realtà tra gli adolescenti diventano processi di omologazione».
Stefano Castellani, di “Energie sociali” si chiede in questo contesto dove sia finito il mondo adulto, quale sia il progetto educativo degli adulti per i giovani. «La trasgressione un tempo era il piacere di rompere gli schemi rispetto ad un mondo adulto che imponeva il limite. Oggi chi lo pone quel limite?». Ecco perché la trasgressione tra i giovani ha cambiato significato, è tristezza, è richiesta d’aiuto. Ed ecco perché c’è bisogno di accoglienza ma anche di contenimento educativo, c’è bisogno di creare comunità, di creare legami sociali nell’ambito dei quali porsi in ascolto.
Il pomeriggio è stato dedicato all’esposizione appassionata degli educatori di Catania, di Ortona e di Foggia, che per 18 mesi hanno lavorato insieme alle scuole e alle comunità terapeutiche dei propri territori.
A chiusura della giornata, il presidente della Federazione SCS, don Domenico Ricca, ha sottolineato l’evoluzione delle comunità terapeutiche che, dagli anni ’80, sono passate da una dimensione esclusivamente di cura, a nuove tipologie di servizio reso sul territorio: gli operatori hanno infatti portato la propria esperienza sulla strada, nelle scuole, svolgendo anche attività di informazione e di prevenzione, facendo diventare le competenze di pochi cognizioni di tanti. Il progetto, Oltre la comunità terapeutica per leggere i comportamenti trasgressivi, di cui il seminario segnava la chiusura, ha contribuito a consolidare anche questo aspetto.
Don Ricca ha infine sottolineato il valore dell’incontro e dello scambio diretto di buone prassi, poiché spesso i semplici report non riescono a comunicare la validità delle esperienze e il valore delle attività degli educatori e del ruolo che essi svolgono in quanto persone che «non parlano dei ragazzi, non parlano sulle loro teste, ma stanno concretamente ed efficacemente in mezzo a loro».



