Un seminario per analizzare la relazione tra dipendenze e trasgressione nei più giovani
Il 26 maggio si terrà a Roma il seminario La trasgressione in adolescenza tra crescita e disagio punto di arrivo di un progetto durato un 18 mesi per la prevenzione delle dipendenze tra i più giovani, problema che, stando agli ultimi dati, è tuttaltro che risolto al contrario di come si era forse portati a pensare.
Abbiamo intervistato il coordinatore del progetto, il prof. Ennio Ripamonti, psicosociologo, esperto di lavoro sociale di comunità e politiche giovanili.
Domanda. Perchè questo seminario?
Risposta. Con il seminario di maggio s’intende condividere le conoscenze maturate nel corso della realizzazione del progetto e offrire un’occasione di confronto e riflessione per coloro che sono interessati ai temi della prevenzione delle dipendenze con gli adolescenti e i giovani, in particolare dentro il “mondo salesiano” ma non solo. E’ un’occasione per mettere a contatto e far dialogare contributi che vengono sia dalla pratica operativa che dalla ricerca.
D. Quale il filo conduttore del progetto e dunque dell'appuntamento di maggio?
R. Indubbiamente il tema della trasgressione in adolescenza, sia nella sua declinazione fisiologica (cioè di un processo sano di confronto con l’adulto e di sperimentazione di sé) che nella sua deriva patologica (nelle sue diverse forme di violenza, devianza e abuso di sostanze). Nei contesti educativi (siano essi la Scuola, gli oratori i gruppi sportivi o altro) è sempre più frequente che gli adulti si trovino a fronteggiare e gestire dinamiche di trasgressione e provocazione, anche per una complessiva diminuzione di autorevolezza delle figure tradizionali di autorità nei confronti delle nuove generazioni. C’interessa esplorare questo universo, sia per come è percepito e rappresentato dai ragazzi che per come è affrontato dagli adulti.
D. Cosa si desidera comunicare con il seminario?
R. Sostanzialmente l’importanza di trovare una giusta distanza nei confronti degli adolescenti per gestire una relazione che sappia essere vicina e supportiva senza diventare invadente e collusiva. Ma anche la necessità di comprendere i processi della trasgressione adolescenziale in un contesto di diffusa normalizzazione delle sostanze, sia lecite che illecite, sempre più facili da reperire e da sperimentare. Ed è qui che si può collocare un’efficacia azione di prevenzione, attraverso un insieme di azioni che sappiano accompagnare l’esperienza della crescita e della transizione adolescenziale (con gli inevitabili portati di crisi personale e costruzione della propria identità) in modo che l’adulto non rinunci al suo ruolo di educazione ad un rapporto critico con sé stessi e con il mondo. Operazione non facile in un contesto, come quello attuale, che vede un trionfo delle merci e del consumo.
D. Il seminario indicherà effettivamente dei percorsi di prevenzione delle dipendenze sperimentati in positivo durante i mesi del progetto?
R. Direi di sì. In particolare c’interessa creare un dialogo fra le diverse esperienze locali e la più ampia riflessione scientifica sul tema. Nel campo della prevenzione gli ultimi anni sono stati molto significativi a questo riguardo ed hanno visto affermarsi approcci attenti a valutare il reale impatto delle iniziative sui fenomeni sociali e i comportamenti delle persone. Si è progressivamente diffusa una letteratura cosiddetta evidence based che aiuta i progettisti e gli operatori a costruire programmi di prevenzione attraverso modalità e strategie che si sono dimostrate più efficaci. Nel progetto si è tenuto conto di queste indicazioni e si sono impiegati metodi come il lavoro di rete, lo sviluppo di comunità, la ricerca-azione, i gruppi focus, i laboratori espressivi con i ragazzi, le tecniche audiovisive auto-prodotte. Il seminario sarà un’occasione per far conoscere gli esiti concreti di queste esperienze.



