UNO STATISTA GUARDA ALLA PROSSIMA GENERAZIONE

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Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione. Alcide de Gasperi

“A fronte di un taglio di bilancio della difesa da parte degli Stati Uniti nella misura  di 100 miliardi di dollari a partire dal 2012, in Europa alcuni Paesi come Gran Bretagna, Danimarca, Norvegia e Paesi Bassi hanno annunciato tagli alle spese militari con riduzione anche degli F35. L’Italia sembra essere l’unico Paese che non intende ridurre gli investimenti di questo progetto. Gli F35, il cui assemblaggio è previsto a Cameri, vicino a Novara, dove già esistono un aeroporto militare e un centro di manutenzione dell’aeronautica militare, vengono presentati da molti come una grande occasione, un «treno» da non perdere, che porterà alta tecnologia e migliaia di posti di lavoro.

La commissione Giustizia e pace della diocesi di Novara ha lavorato molto su questo tema e ha prodotto anche alcuni documenti nei quali, tra l’altro, si afferma: «Basti pensare che in Europa in tutto il settore industriale militare tra il 1993 e il 2003, sono stati cancellati 750mila posti di lavoro! Se l’assemblaggio di 131 caccia F35 avrà un costo che si può ipotizzare intorno ai 15 miliardi di euro, ci si può legittimamente chiedere se con una cifra così alta non si potrebbero realizzare progetti occupazionali in grado di produrre beni di consumo che siano di beneficio a tutta la popolazione e non solo alla ristretta cerchia degli interessi dell’industria bellica italiana e internazionale. Quindici miliardi di euro potrebbero essere spesi in modo diverso, creando forse ancor di più posti lavoro di quelli legati alla sola industria bellica”.

(Pax Christi  - 1° gennaio 2010).

Da questa lettura molto chiara delle scelte che muovono dal governo e indicano i valori di riferimento, parte la nostra riflessione sul Servizio Civile e sulle drammatiche difficoltà che ne mettono oggi in dubbio la stessa esistenza dopo i tagli dell’ultima (anche se siamo convinti che non sia l’ultima) finanziaria prodotta.  Ora che il “vecchio” governo ha lasciato il passo al governo Monti è tempo di riprendere una seria riflessione sul Servizio Civile.

Se ha creato sconcerto e amarezza il taglio progressivo di risorse, ancor più crea disagio il modello di società che soggiace a queste scelte di riduzione di stanziamenti al Servizio Civile e che non sembrano mettere in discussione spese del ministero della difesa che appaiono “fuori misura” almeno per il momento di difficoltà che stiamo vivendo, dalle 19 auto blindate di lusso per i generali, ai caccia dal costo spropositato.

Al di la del dato economico dovremmo chiederci se è proprio questo il futuro che vogliamo presentare ai giovani! Tagliare le risorse alla difesa non violenta della Patria e del Bene Comune sono una scelta di campo. Quasi che anni di testimonianza e di riflessione non violenta nel servizio educativo, che hanno accompagnato migliaia di giovani ad una presenza matura nella vita sociale e politica e ad una esperienza di cittadinanza responsabile che rende protagonisti, abbiano perso il loro significato, diventando una bella storia da raccontare. 

Il timore è che le urgenze di oggi, che giustificano i tagli con una crisi economica dirompente e drammatica, invece di portare a scelte più mature e ad investimenti sul futuro della nostra nazione, mirino nei fatti a cancellare l’esperienza del Servizio Civile. 

Ascoltando le parole di Alcide de Gasperi (le dovrebbero ben ricordare i tanti che a lui dicono di ispirarsi!), “Un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista guarda alla prossima generazione”, vorremmo chiedere una riflessione ai pubblici amministratori. Lo facciamo  riprendendo le parole della CNESC, Conferenza Nazionale degli Enti di Servizio Civile, cui la federazione appartiene come socio fondatore.      

«Colpisce l’irresponsabilità di un Governo che vuole far morire una delle poche esperienze di cittadinanza attiva, di investimento positivo per i suoi giovani. Colpisce inoltre che lo stesso Governo che sostiene che il SCN è la forma complementare alle FFAA di difesa della Patria con mezzi e strumenti non armati e nonviolenti, poi tagli le risorse per gli studenti, i poliziotti, i soldati, gli insegnanti, i disabili, i giovani del SCN e mantenga le risorse per le armi e le cricche. Basta con la logica dell’emergenza che maschera la non volontà di investire sui giovani e sul futuro di questo nostro paese». «Noi siamo convinti - continuano i principali enti nazionali di servizio civile - che proprio nei momenti di emergenza, occorre alzare lo sguardo in avanti e fare scelte coraggiose che sanno scrutare l’orizzonte e disegnare un futuro di pace, di sviluppo sociale e difesa dei diritti di tutti. (…) La CNESC chiede al Governo ed a tutte le forze politiche e sociali di difendere questo istituto della Repubblica Italiana, confermando per il 2012 almeno i 113 milioni di euro previsti. Chiediamo al Presidente della Repubblica, che ha sempre apprezzato e lodato l’esperienza del servizio civile, in qualità di Capo della Forze Armate di prendersi a cuore il destino del servizio civile nazionale».

Il “grido di dolore” della Conferenza nazionale degli enti di servizio civile descrive bene la difficoltà in cui ci troviamo: non possiamo permettere che l’urgenza e l’emergenza facciano passare in secondo piano i modelli di sviluppo verso cui si vuole andare.

Lo dicono anche i rappresentanti dei giovani in SC: Abbiamo il dovere di difendere l’istituzione che rappresentiamo per il  diritto  costituzionale che essa ha di Difendere il nostro Paese con mezzi non armati e attività non militari e non violente”.

Siamo ad un passaggio della nostra storia nazionale che lascerà il segno, che ci dirà quale futuro stiamo preparando alle prossime generazioni.  Al di fuori di letture ideologiche e parziali, dobbiamo richiamare la responsabilità di offrire ai giovani motivi di speranza e coraggio di progettare il futuro diventando protagonisti della comunità cui appartengono.   In questo senso il Servizio Civile, rettamente progettato e vissuto come difesa della patria nel servizio al bene comune, rimane risorsa insostituibile che permette di vivere un’esperienza di vita adulta e di responsabilità che possono aprire il cuore alla costruzione della convivenza e di una progressiva responsabilità di cittadini.

Vogliamo chiedere agli amministratori di ripensare al Servizio Civile  come risorsa e non come problema, ricomprendere le motivazioni da cui è nato per esprimerle nella vita di oggi.  Sappiamo per esperienza che i giovani che vivono con disponibilità l’anno del Servizio Civile diventano uomini e donne che sanno più facilmente lavorare insieme, e progettare insieme rispondendo alle necessità che esprimono le comunità cui appartengono.  Il deficit di responsabilità civile che spesso lamentiamo può trovare in questa ed altre simili esperienze di servizio lo spazio di apprendistato necessario per adempiere all’obbligo di difesa della patria.

E’ una riflessione richiesta ai parlamentari che non sembrano aver compreso appieno la valenza formativa e di servizio di questo istituto.  Ma è uno sforzo che viene egualmente richiesto agli enti di Servizio Civile per dare maggiore forza a questo diritto per promuovere una rinnovata e condivisa responsabilità verso il bene comune.

Lo si dovrà fare dando maggiore visibilità a quanto viene fatto dai giovani impegnati nell’anno di Servizio: al di fuori di facili e “commoventi” descrizioni il Servizio Civile è un anno di impegno che rende capaci di fare proprie le domande di tanti che vivono ai margini della vita comune o ne sono emarginati, e per sostenere valori che rimangono trascurati perché al di fuori dei grandi circuiti economici.  Per questo è difesa della Patria, perché è difesa dei diritti dei più deboli e di tanti valori trascurati.

Abbandonare la fatica di prendere posizione, smettere di far sentire la nostra voce per far rispettare il diritto costituzionale di esercitare in modo non violento la difesa della Patria, sarebbe un tradimento dei giovani.  E come salesiani non ce lo possiamo permettere.