Le Testimonianze dei nostri volontari in servizio

Le Testimonianze dei nostri volontari in servizio

GABRIELE CAMELO - PROYECTO DON BOSCO
SANTA CRUZ DE LA SIERRA - BOLIVIA

La Bolivia è una realtà molto particolare che non possiamo neanche immaginare, molto diversa da quella italiana. In Italia non esistono i ragazzi di strada, non ci sono cioè minori e adolescenti che vivono e dormono sotto i canali di scolo, si drogano, rubano. Il "Proyecto don Bosco" consiste nel cercare di reintegrare questi giovani nella società. E' però molto difficile perchè la strada è nelle loro vene e, con la strada, la droga.
Nelle attività quotidiane del progetto rivive lo spirito di don Bosco: il santo lavorarava proprio con quelli che allora erano i ragazzi di strada! Il suo proposito era quello di cercare di darsi agli ultimi secondo il concetto cristiano per cui "gli ultimi saranno i primi".
Andare in Bolivia è come fare un tuffo nel passato, tornare indietro, e probabilmente l'Italia in cui don Bosco viveva equivale alla Bolivia di oggi!

Gabriele Camelo

GERARDINA SOLIMANDO – FONDATION D’AUTEUIL
SANNOIS – FRANCIA

Luglio 2009, 10° mese di servizio
Leggendo sul sito le testimonianze dei miei colleghi in giro per L’Europa, mi sono resa conto di come, un po’ per lo stress, un po’ per le tensioni di questo ultimo periodo, abbia perso di vista loro, i ragazzi! E’ difficile spiegare la sensazione che ho provato in quel momento, mi sono detta: ma come è stato possibile? Come ho fatto? Loro sono il motivo per cui sono qui, loro sono le persone per cui e con cui ho scelto di lavorare, come ho potuto relegarli al ruolo di semplici comparse? La protagonista non sono io… E’ stato come se mi fossi risvegliata, mi ha fatto veramente bene confrontarmi con chi sta vivendo la mia stessa esperienza, anche se indirettamente.
Com’è cambiato il rapporto tra i ragazzi e me? Forse è vero che, come osservava un collega l’altro giorno, l’atteggiamento dei ragazzi nei miei confronti è gradualmente cambiato in positivo: da buffo personaggio da deridere sono diventata per molti di loro una figura di riferimento di cui potersi fidare. Forse il cambiamento con alcuni è dovuto semplicemente al buon lavoro che i loro educatori hanno fatto durante l’anno. Fatto sta che mi ha toccato molto che E. mi parlasse spontaneamente dei pensieri che lo preoccupavano in merito alla sua presenza in casa d’accoglienza l’anno prossimo; o che A., che per tutto l’anno a stento mi ha detto buongiorno, mi abbia ringraziato per averlo aiutato a scrivere il suo CV. Il semplice “merci beaucoup, Genie!”, che in un’altra situazione sarebbe risuonato scontato, forse banale, per me quel giorno ha avuto un valore grandissimo. Sicuramente uno dei più bei “frammenti” che mi porterò dentro dopo questa esperienza! O ancora il “ci mancherai!” delle piccole pesti di 4eme, l’ultimo giorno in cui ci siamo visti. E il “miracolo” di N., solitario, introverso, come perso nel suo mondo, che, proprio quando mi sono imposta di guardarlo con occhi diversi, ha cominciato a farmi dono di lunghe chiacchierate e di brevi e timidi sorrisi: N. alla fine dell’anno ha imparato a sorridere.

Gerardina Solimando

ALFONSO CICALESE - CASA FAMIGLIA LAURA VICUNA
CALDAS de REIS - SPAGNA

Marzo 2009, 7° mese di servizio
Partiamo con ordine, anzi è meglio di no: flusso comunicativo libero. Le difficoltà non mancano, in particolar modo quelle legate alla nostra vita privata, quella fuori dalla casa famiglia. Sarebbe meglio dire che la nostra vita qui è legata a doppio filo con quella all’interno della casa Laura Vicuna: parto proprio dalla sera che abbiamo festeggiato la beata a cui è dedicata la casa. Il bambino più irrequieto di casa, vedendo che stranamente quella sera eravamo rimasti anche noi a cena, esclama (parola più, parola meno): "stasera è presente tutta la famiglia al completo, non manca nessuno". Un mix di sensazioni mi assale in quel momento. Da una parte sono folgorato dal suo includermi nella sua famiglia e dall’altro sono incavolato nero: per quella che è la situazione di questi bambini; per l’imminente scadenza del mio "mandato" e per tutta una serie di ragioni legate a questa stupenda esperienza.

La quotidianità è fatta di loro: l’80% delle mie energie, pensieri, ecc, è collegato alla casa famiglia e a questi bambini. Qui a Caldas siamo in due volontari in Servizio Civile, io e Chiara. Anche quando uno dei due non lavora, appena entra in casa è assalito dalle domande dell'altro che vuole avere novità sulla casa e sui bimbi …. e dopo quattro piani, senza ascensore, rispondere non è nemmeno facile!!

Negli ultimi due mesi ci sono state delle piccole novità: piccoli festeggiamenti in casa e pure una uscita fuori porta improvvisata. Il fine settimana lavorativo è sempre molto stancante e l’ambiente "lavorativo" è fatto di ruoli e dinamiche prestabilite come in tutti i "lavori". A breve la casa avrà a disposizione anche un furgoncino e credo che il nostro aiuto-lavoro sarà ancora più utile per l’economia (in tutti i sensi) della famiglia.

Che aggiungere …. il piccolo sta imparando ad "evitare" di fare cacca nel pannolino (e quindi a me di cambiarlo) ma lo Scintillante continua a farsi pipì nei pantaloni ….
Questi bambini mi hanno incasinato il cervello molto più di tutta la "burocrazia" del Servizio Civile: le mail di monitoraggio, le relazioni bimestrali, il calcolo delle ore, i permessi, la formazione a distanza, le coincidenze dei voli low cost e di tutta una serie di problematiche "da grandi".

... continuo a preferire la purezza di queste piccole vite alla presunta saggezza di noi (presunti) grandi ...

Alfonso Cicalese

IVAN D'ABROSCA - CENTRO ST JEAN ETUDES
LISIEUX - FRANCIA

Marzo 2009, 7° mese di servizio
...le storie che si sentono da queste parti sono veramente dure e crude.
Per quello che è in mio potere, cerco di dare ai ragazzi degli stimoli...Difatti li ho coinvolti in una idea che mi era venuta: registrare i suoni che sento durante la giornata trascorsa con loro.
E quindi armato del mio caro registratore multitraccia ho ripreso i suoni delle chiavi che aprono le porte, del biliardino, del telefono che squilla, ed ovviamente delle voci degli 8 ragazzi del gruppo Bretagna.
Ho mischiato il tutto, ho aggiunto una linea di basso, ho creato un tema ed ho usato un campione di batteria ed il risultato lo potete ascoltare anche voi: L'Etage!
"C'est pas mal" mi hanno detto i ragazzi contenti di risentire le loro voci!
Se volete avere idea di cosa faccio qui potete capirlo meglio dal brano che da 10 relazioni. Per non perdere l'effetto stereo vi consiglio di ascoltare in cuffia o su buone casse.

Ivan D'Abrosca - ASCOLTA IL CONTRIBUTO DI IVAN!

DANIELA MONTAGNA - FONDATION D'AUTEUIL
MEUDON - FRANCIA

Febbraio 2009, 6° mese di servizio
Oramai è iniziato il sesto mese del mio servizio civile in questa struttura educativa alle porte di Parigi. Non nascondo che inizio già a pensare: quando tutto finirà, come mi sentirò? cosa mi aspetta? In fondo in questa scuola, grazie soprattuto ai miei splendidi colleghi, mi sento come a casa, mi sento protetta. Sei mesi sono sufficenti per me per consigliare a ragazzi della mia età di fare quest'esperienza. E' un'esperienza molto forte, quando avevo 18 non credo mi sarei sentita pronta, e/o all'altezza una cosa del genere! Non è l'Erasmus! Non è una vacanza all'estero!! E' davvero tutt'altro!
Nella mia scuola direi che tutto va per il meglio: il rapporto con i "colleghi" procede bene, merito anche del mio impegno costante, e della serietà con cui, nel mio piccolo, svolgo il mio servizio. Oramai mi sento indipendente in molte situazioni, riesco a gestire situazioni che prima non avrei saputo e che mi facevano tentennare: quando ad esempio si trattava di prendere alcune piccole decisioni, non ero sicura di me, perchè non avevo il pieno controllo della situazione. Ora invece va molto meglio: non solo mi sono inserita, ma mi sento addirittura a mio agio. E' bello sentirsi ripagati per qualcosa che si è scelto di fare!

Daniela Montagna