Quando la TV fa bene

Quando la TV fa bene

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Benvenuti in Piazza Mondo - Intervista a Domenico La Marca
Fino a qualche tempo fa dicevano che gli italiani li ha fatti la TV. Alla fine degli anni ‘50 il maestro in bianco e nero sui primi canali Rai faceva prendere dimestichezza con la lingua nazionale.
I tempi sono cambiati e anche la televisione è stata declassata a “cattiva maestra”… fortunatamente con qualche eccezione!
È il caso dell’iniziativa che si sta realizzando su una rete locale del foggiano. Partita sabato 30 maggio alle ore 21.00 “Benvenuti in piazza mondo”, è la nuova produzione di TeleRadioErre sul mondo degli immigrati. Si tratta di un magazine di approfondimento dedicato agli stranieri presenti sul territorio che “mira a promuovere l’integrazione delle persone migranti, favorendo la loro inclusione sociale, attraverso lo sviluppo di forme di comunicazione ed informazione attente al dialogo interculturale”. L’iniziativa rientra in un progetto finanziato dalla Regione Puglia, Assessorato alla Solidarietà che ha tra i partners la Comunità Arcobaleno.
Il progetto è stato curato interamente da una redazione interculturale, composta da sei redattori provenienti da paesi diversi che ha realizzato servizi, interviste e approfondimenti.
Abbiamo intervistato Domenico La Marca, operatore della Comunità Arcobaleno, per l’occasione nei panni di presentatore.

Domanda. Raccontaci un po’ questo progetto: com’è nato? Quali attività prevede e quali risultati state avendo o vi aspettate?
Risposta. L’idea del progetto nasce certamente dall’esperienza del Centro Interculturale “Baobab-sotto la stessa ombra”. I media nella percezione dei fenomeni sociali hanno una responsabilità notevole. La televisione, che con l’immigrazione non sembra avere un buon rapporto, rappresenta, allora, uno strumento importante di diffusione e di conoscenza, con un ruolo determinante, soprattutto se non solo diventa servizio, offrendo una corretta informazione su tutto ciò che è necessario al cittadino per vivere in Italia, ma anche quando promuove un dialogo ed un incontro tra comunità locale e minoranze etniche, attraverso iniziative di informazione pubblica sui temi connessi all’immigrazione, che favoriscano anche una corretta conoscenza delle cause del fenomeno migratorio, valorizzando le diverse culture.
Nei mesi scorsi abbiamo messo su una redazione interculturale seguita da Emiliano Moccia, caporedattore, coinvolgendo 5 Redattori (provenienti da 5 paesi diversi: Senegal, Ucraina, Kurdistan, Cuba, Venezuela). Dopo un breve percorso formativo, abbiamo elaborato un formato, individuato contenuti, lavorato per creare servizi e raccolto interviste. Successivamente abbiamo iniziato la registrazione delle puntate. I risultati che il progetto intende raggiungere sono diversi:
- sicuramente l’esperienza di condivisione di redazione con ragazzi di diversa provenienza;
- la creazione di uno spazio televisivo interculturale e di informazione;
- favorire la diffusione della conoscenza sulle normative e sui diritti e doveri dei migranti;
- promuovere un’immagine positiva del cittadino straniero che, in tv, può raccontarsi, può dire la sua, può insegnarci.
Il sogno, infine, è quello che questa trasmissione possa continuare al di là di un finanziamento pubblico.

D. È stato difficile procurarsi l’appoggio e l’attenzione della tv locale?
R. Sicuramente trovare uno spazio televisivo non è semplice. Il contributo previsto dal progetto non sempre riesce a coprire tutte le spese. C’è stata una condivisione del progetto e una scommessa comune.

D. La redazione è multicolore e multiculturale. Quali i risultati redazionali di questo mix: una diversità produttiva in tutto o che comporta qualche difficoltà?
R. Ogni esperienza di condivisione è un percorso fatto di discese e salite. La diversità di provenienza non è stato un problema. Le maggiori difficoltà sono state legate spesso alla disponibilità delle persone. Ogni redattore nella vita privata lavora o studia e conciliare i tempi di tutti non è sempre stato facile.
 
D. Quante puntate andranno in onda e su quali argomenti punterete? Quali tematiche trattate in prevalenza?
R. Stiamo registrando sei puntate. Ogni puntata affronta un tema importante. Parleremo di scuola, lavoro, salute, rifugiati politici, diritti e doveri e progetti cooperazione. Ogni puntata prevede la presenza di ospiti istituzionali (tra cui un mediatore interculturale), dei redattori e cittadini stranieri che possono intervenire e dire la loro sul tema. Inoltre prevediamo L’angolo interculturale, uno spazio dedicato a curiosità e racconti dal mondo.

D. Da operatore a presentatore: come ti trovi in questa nuova veste… è solo per una buona causa?
R. Non avevo messo in programma di vestire i panni del presentatore, ma volentieri ho accettato quando me ne è stata prospettata la possibilità.
Sicuramente il passaggio non è stato facile, ma quando una cosa diverte e appassiona l’esperienza diventa interessante, specie se si è seguiti e c’è piena condivisione anche con lo staff dell’emittente televisivo.
I tempi e il ritmo di una trasmissione sono spesso diversi da quelli a cui siamo abituati e questo ci ha messo un po’ in difficoltà, ma, oggi, parlare di immigrazione e guidare una discussione in merito “pacata" su un tema così importante che non può dipendere dagli “umori” del momento è un’ottima opportunità che abbiamo colto con piacere.

D. Una tv locale che parla di integrazione e immigrazione: una scelta coraggiosa. Che tipo di interesse può esserci a livello locale su questi temi?
R. Di questi tempi è certamente una scelta coraggiosa. Il format ideato dalla redazione ha come target principale i cittadini stranieri e la comunità locale. L’obiettivo è dare informazioni, mettendo in circolazione soprattutto i servizi presenti in Provincia di cui spesso non si sa nulla. Benvenuti in piazza mondo vuole anche essere uno spazio di partecipazione, dando voce a ai cittadini stranieri.

D. Credi che in un momento particolare come quello che stiamo vivendo siano importanti iniziative come la vostra? Può servire a superare la paura della diversità e il pregiudizio?
R. Sicuramente in questo momento particolare avere uno spazio di confronto e di approfondimento diventa indispensabile, perché oramai ci stanno abituando agli slogan e a notizie che seminano solo paure.
Far parlare e partecipare attivamente cittadini stranieri diventa poi indispensabile anche per promuovere un’immagine diversa, positiva, più vera del “migrante”.
 
D. Hai già qualche storia da raccontare, qualche puntata significativa per qualche ragione?
R. Sì, nella puntata che parlava di lavoro, è stato interessante incontrare Genti Dada, cittadino albanese che, giunto in Italia clandestinamente 15 anni fa, adesso è un imprenditore a San Severo.
La sua storia ha spiazzato sicuramente quanti credono che gli immigrati “rubano” il lavoro, mettendo in evidenza anche la capacità imprenditoriali di molti cittadini stranieri. L’impresa di Genti oggi dà lavoro a cittadini stranieri ed italiani Non ci sono eventi particolari, ma la cosa bella è che la nostra trasmissione viene seguita in varie parti del mondo. Molti dei nostri ospiti chiamano a casa invitando i parenti a seguirci in streaming attraverso internet.
                                                                                                                           Cristina Mustari