Buoni propositi per l'anno nuovo

Buoni propositi per l'anno nuovo

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Si parte così ad ogni inizio d’anno, elencando tutte le cose che si vorrebbero fare nei mesi a venire, riproponendosi aspetti di se stessi da curare e migliorare. Lo facciamo tutti, lo facciamo anche noi in questo primo mese dell’anno nuovo.
Una delle cose su cui vorremmo lavorare in particolare nel 2010 è la serenità dei ragazzi che accogliamo. Creare un clima intorno a loro che sia il più possibile tranquillo, dare loro i mezzi per orientarsi nel complesso panorama sociale dei nostri giorni. L’aggressività di cui la nostra società sembra carica, il conflitto portato all’esasperazione: sembra che non siamo in grado di affrontare le nostre frustrazioni se non aggredendo l’altro da noi. E tutto questo lo trasmettiamo ai nostri ragazzi senza filtri. E in loro gli effetti sono amplificati, generano reazioni incontrollate e incontrollabili. Da qui il desiderio di riuscire se non a placare, quantomeno a incanalare la loro aggressività, trasformarla in propositività, zelo, slancio e apertura all’altro, anche come rimedio alla loro spesso lacerante solitudine.

Le nostre buone intenzioni di inizio d’anno continuano con il desiderio di destinare maggiori attenzioni per i prossimi mesi a quei giovani che vivono nel nostro paese ma che il nostro paese sembra voler respingere o dimenticare. E denunciare chi “scaglia il sasso e nasconde la mano”.
Gli “scherzi” di cattivo gusto sulla pelle delle persone (perché di persone si tratta anche se lo si dimentica a volte), i Natali bianchi, i respingimenti, i cori razzisti anche in occasioni sportive che dovrebbero essere di leggerezza e svago: ecco a cosa ci portano le campagne d’odio, a scatenare guerre tra poveri, chiudere le porte, negare, in nome di un passato monocolore, quella multietnicità che è ormai un fenomeno reale, senza rendersi conto che così si accende la miccia di una polveriera che finirà per scoppiarci addosso.
Il nostro timore e il conseguente nostro impegno dunque, sarà per quei ragazzi ancora più soli, ancora più disperati (che tristezza quell’esodo forzato dai paesi del nostro Sud… dall’inferno all’ignoto senza sapere cosa sarà meglio!).

Poiché la nostra solidarietà è direttamente proporzionale alla distanza delle persone verso cui la manifestiamo (siamo più buoni con chi è più lontano da noi e fuori dal nostro territorio), il timore più grande è per ciò che rischiamo di diventare se continuiamo ad essere indifferenti davanti a quello che è proprio intorno a noi, per quella trasformazione in negativo da cui nessun “avatar” potrebbe salvarci.
Nell’elenco dei buoni propositi aggiungiamo quindi che speriamo di riuscire a mettere in atto una resistenza attiva e provocatoria dinanzi a ciò che riteniamo ingiusto e sbagliato, di fare in modo che il nostro atteggiamento sia di denuncia ma anche di proposta rispetto a tutte le questioni che ci stanno a cuore.

E per finire l’ultimo slancio di pro positività: coltivare la speranza, e farlo con cura e attenzione, come si fa con le pianticelle fragili e preziose. Senza mai scoraggiarci davanti a nulla. Né davanti alla violenza e nemmeno davanti alle catastrofi che, purtroppo, sembrano piombare sempre addosso a chi è più debole e indifeso. Perché la fiducia ci viene dalla storia: il bene ha sempre avuto alla fine la meglio sull’orrore, la Vita resiste e prevale, e la giustizia, in qualche modo, viene sempre ristabilita.
Il motto trasmesso da Don Bosco ai suoi discepoli, merita di essere compreso: «Il salesiano non si lamenta mai del proprio tempo». Non lamentarsi dunque, ma al contrario aiutare i giovani ad utilizzare tutti i vettori di progresso verso una società più giusta, più fraterna, più vivibile.
Facciamo nostro l’augurio che Don Edmundo Juan Vecchi consegnava alla Famiglia Salesiana per il 2001: “Proprio adesso, parlando al telefono con un ex-allievo, si diceva che la nostra preoccupazione principale è quella di seminare e sognare, poi le cose crescono”.
Una buona premessa per un fiducioso inizio d’anno a tutti.
                                                                                                        Domenico Ricca