La proposta della Cnesc per la riforma del Servizio Civile
Presso la sede nazionale del Forum del Terzo Settore si è svolta la conferenza stampa della Cnesc per la presentazione delle sue proposte di riforma del Servizio Civile. È stato Primo Di Blasi, presidente della Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, ad illustrarne i diversi punti.
L’intervento si è reso necessario per via del continuo taglio di risorse (171 milioni quest’anno, 125 milioni il prossimo anno) che rischia di paralizzare e rendere inefficace l’intero settore. E non solo: sulla riforma promossa da Giovanardi non pare esserci il consenso della maggioranza tanto che essa sembra faccia fatica ad andare avanti nel suo iter parlamentare, e inoltre si sente forte la pressione di Regioni e Comuni che vogliono impossessarsi del servizio civile a scapito del privato sociale, proponendo un’interpretazione dell’istituto inconciliabile, secondo la Cnesc, con l’idea originaria da cui esso è nato.
Il documento presentato però non è un tentativo di sintesi di interessi diversi, ma nasce dal desiderio di garantire all’esperienza più alti livelli di qualità valorizzando le competenze di ciascuno.
È intenzione della Cnesc riformare il Servizio Civile senza snaturarlo quindi, comunque rimanendo fedeli ai principi originari. La riforma proposta vuole che ne sia rispettata la storia: la sua finalità deve rimanere legata alla difesa non armata e non violenta della patria e alla crescita di cittadinanza attiva nei giovani. E al centro di tutto devono esserci proprio loro, i ragazzi protagonisti dell’esperienza, perché se essi perdono questa centralità, il rischio è solo quello di creare una sorta di lavoro sottopagato e nulla di più, il rischio è che “il Servizio Civile smetta di essere qualcosa in cui investire per creare un paese diverso”. Per cui la proposta per esempio, per confermare e consolidare questa centralità, è anche quella di introdurre criteri di valutazione dei progetti che vadano a premiare chi fa maggiori investimenti educativi nei confronti dei giovani in servizio. Si richiede inoltre di aumentare il numero di ore destinate alla formazione generale e specifica, da spalmare per tutto l’arco dell’ esperienza per dare maggiore continuità all’azione educativa.
Sempre per venire incontro alle esigenze di chi svolge il servizio, nel documento si parla di flessibilità nella durata e nell’orario settimanale e di una maggiore valorizzazione dell’esperienza per l’ingresso nel mondo del lavoro.
La Cnesc si auspica inoltre che il SCN possa divenire un esempio di programmazione partecipata tra istituzioni della Repubblica e privato sociale. Viene infatti avanzata la richiesta di una programmazione triennale che produca un’azione di pianificazione delle risorse e l’identificazione di specifici settori di intervento su cui di volta in volta puntare. La pianificazione triennale permetterebbe di avere certezza anno per anno del contingente di giovani da avviare al servizio. In particolare la richiesta è quella di far partire almeno 40 mila giovani all’anno con fondi statali. Attualmente è solo il 5% della popolazione giovanile di riferimento che può accedere al servizio per via dei tagli degli ultimi anni, cosa che fa del SCN un’esperienza di nicchia. L’auspicio è che si riesca a farvi accedere almeno il 10% della popolazione giovanile di riferimento.
Si prevede in più la possibilità di far crescere questi numeri con i contributi degli enti locali. La programmazione permette infatti anche la pianificazione territoriale degli interventi.
Per far fronte alle disparità regionali da più parti ricordate come uno dei punti problematici dell’organizzazione attuale del scn, il contingente potrebbe essere spacchettato in contingenti regionali a seconda delle situazioni e delle necessità.
Infine la proposta di riforma prevede che vengano delineati chiaramente funzioni e ruoli delle varie parti in gioco, per evitare duplicazioni di mansioni e un inutile sperpero di risorse pubbliche. L’auspicio è quello di creare un meccanismo di rete tra i vari attori coinvolti. A ciascuno spetterebbe dunque un suo compito ben preciso: a Comuni e province la formazione e promozione del Servizio Civile Nazionale anche nelle scuole secondarie superiori per diffondere informazioni e aumentarne la sensibilizzazione; le regioni dovrebbero provvedere al monitoraggio e alla formazione degli operatori; all’Ufficio Nazionale toccherebbe infine l’accreditamento delle sedi e la programmazione triennale.
Per quanto riguarda il rapporto tra il Servizio Civile e la disabilità la Cnesc sottolinea che il SCN non deve essere servizio di assistenza, poiché i disabili hanno bisogno di risposte qualificate, deve invece servire per favorire processi di inclusione sociale.
Quanto al reperimento dei fondi la Cnesc propone che vi sia un fondo nazionale costituito da: fondi statali per un minimo di partenze garantite, fondi aggiuntivi degli enti locali, fondi di enti privati, fondazioni, libere donazioni dei cittadini e una quota dell’otto per mille assegnata allo Stato. Le organizzazioni dal canto loro si impegnano a rinunciare a voci di rimborso oggi previste quali il vitto e l’alloggio dei volontari e a farsi carico di costi fino ad oggi sostenuti dall’Ufficio Nazionale del Servizio Civile come la polizza assicurativa.


