PERCHE' DIRE "SI" AL SERVIZIO CIVILE
LE PAROLE, LE EMOZIONI, I SENTIMENTI DEI NOSTRI RAGAZZI...
QUELLI CHE HANNO DETTO "SI"

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PROGETTO ESPAÑA SOLIDARIA
Asociación CEJUSA - MADRID
Nel Centro Juvenil Salesiano (CEJUSA) di Emilio Ferrari, a Madrid, l’atmosfera a dicembre è carica di forti emozioni, vibrante di note natalizie e delle tantissime voci dei ragazzi e animatori di tutti i suoi distinti settori. Oratorio, Cor’s, Vida’s, Centro Juvenil e Trampolín prenderanno parte tra pochi giorni alla grande festa che li vedrà esibirsi in vere e proprie performance di ballo, canto, recitazione e tanto altro! E’ il momento conclusivo dell’anno e in particolare, per me, del mio anno come volontaria del Servizio Civile nel mondo salesiano. Un anno di crescita e di arricchimento professionale e soprattutto umano: un guadagno come pochi.
Sono arrivata in questo posto quasi un anno fa chiedendomi se fossi in grado di essere una buona educatrice, iniziando la mia avventura nel Progetto Socio-Educativo Trampolín e nell’Oratorio con le mille domande che sono solita pormi alla partenza. Giorno dopo giorno, seguendo i ragazzi nello studio e nelle varie attività formative, ho scoperto quanto grande fosse il potere di questo “lavoro”. E’ un accompagnamento costante, uno sguardo continuo capace di andare oltre le apparenze. E i “maestri” di questo mestiere, inverosimilmente, sono proprio loro: i ragazzi. La spontaneità e genuinità di cui sono capaci, insieme alla caparbietà e alle continue sfide che sanno astutamente presentarti ogni giorno, sono i loro “ferri del mestiere”, di cui ti fanno dono generosamente in ogni minimo gesto! E’ un apprendimento senza sosta, una ricerca di strategie sempre diverse per poter arrivare al cuore di ciascuno, stimolare il loro interesse e creare ogni volta nuova motivazione. Sono tra i grandi propositi di qualsiasi educatore, ed il bello è che quando ci riesci, ti accorgi sorprendentemente che sei soprattutto tu ad averci guadagnato: con un sorriso inaspettato, una frase o un gesto particolare sanno sempre offrirti qualcosa di prezioso, e meravigliarti.
Il mio grazie immenso va a loro, i ragazzi con cui sono stata fianco a fianco tra compiti e giochi per tutti questi mesi, e a tutti gli animatori e le suore della casa salesiana che hanno condiviso con me quest’esperienza, dandomi il sostegno e il calore di una famiglia.
Non ultimo, il mio grazie a Stefania, collega civilista, ormai fedele e insostituibile compagna di viaggio! Se il confronto e lo scambio continuo sono l’altro degli strumenti fondamentali per poter crescere ed arricchirsi in un lavoro così intenso, vivere con altre educadoras
è stato un aspetto decisamente importante di questo anno qui: grazie quindi anche a Gilda e Giovanna (volontarie della
Asociación Valponasca) per le interminabili chiacchierate serali e i consigli elargiti!
Un grande in bocca a lupo per i volontari in partenza e un ultimo grazie a voi della Federazione per la dedizione e l’impegno che mettete nella realizzazione di questi progetti.
Romina
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PROGETTO ESPAÑA SOLIDARIA
Asociación Valponasca - LEON
Lavoro in un centro socio-educativo che riceve gratuitamente giovani di età compresa tra 8 e 17 anni che manifestano disagio sotto vari aspetti come: insuccesso scolastico; difficoltà linguistiche e culturali; problemi comportamentali; situazioni familiari complicate; problemi giudiziari; e tanto altro ancora.
Il centro accoglie ragazzi e ragazze in situazioni di rischio psicosociale con lo scopo di accompagnarli nel loro sviluppo in modo che la loro crescita sia solida e positiva.
I ragazzi di norma vengono al centro 4 pomeriggi a settimana, dal lunedì al giovedì, dalle 17 alle 20.
La prima parte del pomeriggio è interamente dedicata a fornirgli sostegno scolastico, anche con l'uso di tecniche di studio, mentre la seconda parte può riguardare percorsi educativi come educazione alla salute, alimentare, sessuale e civica, oppure attività di socializzazione e tempo libero, dinamiche di gruppo o laboratori di manualità, informatica ed arte, tutte attività che l'equipe educativa pianifica e prepara con largo anticipo.
Dell'equipe educativa fanno parte due educatrici e i volontari.
Io sono considerato un "volontario speciale", dato che faccio il tempo pieno assieme alle due educatrici. Loro sono molto giovani e hanno, come dire, uno stile di leadership altamente democratico; dopo avermi fornito adeguata formazione, mi é stata data piena fiducia, appoggio ed ampio margine di iniziativa. Così, ho proposto e preparato diverse attività che sono state svolte efficacemente, le ho spesso affiancate nei colloqui con genitori/tutori dei ragazzi, assistenti sociali e tutor scolastici, mi é stato affidato persino il compito di scrivere le relazioni trimestrali sull'andamento dei giovani, grazie alla conoscenza linguistica ormai consolidata e alle mie competenze di psicologo.
Insomma, dal punto di vista lavorativo ho trovato quel che cercavo: fiducia, appoggio e responsabilità elevate!
E dei ragazzi che dire?
Loro sono la cosa più bella! Accompagnarli é un compito estremamente importante e delicato, a volte ti trovi di fronte a situazioni di disagio e sofferenza difficile da colmare...diciamo che é necessaria una forte empatia, fargli sentire la tua vicinanza e la tua amorevolezza, guadagnare la loro fiducia, però senza mai perdere il senso di ciò che si é e di ciò che si sta facendo: sono un educatore ed il mio compito é fornirgli sostegno educativo a 360 gradi.
Una volta che l'alchimia é creata (ci vuole tempo, pazienza e costanza!), é stupendo quando sono loro a cercarti chiedendo il tuo aiuto o semplicemente il tuo ascolto, quando si scherza e si ride assieme, quando riesci a coinvolgerli nelle attività programmate, quando studi con loro e prendono un bel voto all'esame. In quel momento vieni colmato di una serenità e una soddisfazione immense, che ripagano in pieno tutto lo sforzo, l'impegno e (a volte) la frustrazione con cui ti sei dovuto confrontare in determinate fasi del percorso.
E la parola percorso, é un termine perfettamente appropriato se inteso come movimento, esperienza, arricchimento, crescita, fiducia e forza.
E' questo che mi ha dato e che mi sta ancora dando questo anno di servizio civile. Per tale ragione, non posso che ringraziarvi di cuore per avermi offerto questa opportunità.
Andrea
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PROGETTO ESPAÑA SOLIDARIA
Asociación Valponasca, Madrid
Mancano solo tre mesi alla fine del mio progetto, e giá comincio a sentire un po’ di malinconia che si avvicina…chi l’avrebbe mai detto che questo Servizio Civle potesse darmi tanto!
Sono da 9 mesi a Madrid nel Proyecto CASA dell’Asociación Valponasca, un progetto che si occupa di adolescenti a rischio di esclusione sociale nel quartiere periferico di Aravaca. La squadra di lavoro è un portento: la coordinatrice è una forza della natura, le altre tre educatrici hanno una incredibile dedizione verso i ragazzi, i volontari sono capaci di creare un’atmosfera estremamente amichevole e Gilda, l’altra civilista, è ormai la miglior compagna d’avventure che potessi sperare di incontrare. CASA è acronimo di Centros de Apoyo Social Abiertos, e credo che mai nome di un progetto fu piú appropriato: lo scopo è proprio quello di ricreare un ambiente familiare e accogliente per quei ragazzi, soprattutto figli di immigrati sudamericani, che fanno fatica ad integrarsi e non riescono ad adattarsi all’esigente sistema scolastico spagnolo. Il pomeriggio, quando escono dal collegio, i ragazzi vengono nel nostro centro dove, divisi per etá, li aiutiamo prima di tutto a fare i compiti e imparare a studiare, e poi organizziamo altre attivitá per lo sviluppo delle abilitá sociali. I momenti che io preferisco sono le attivitá straordinarie: le feste di compleanno, i giorni di festivitá, le uscite per Madrid, l’acampada e il campamento, perchè sono proprio queste occasioni rilassate quelle in cui riusciamo ad avvicinarci di piú all’animo dei nostri complicati ragazzi. Mentre nelle ore di apoyo non fanno che lamentarsi e chiamarci “pesadas” perchè li obblighiamo a studiare, nei momenti di pausa e in queste attivitá straordinarie cercano continuamente un abbraccio, una risata o un consiglio. Il fatto di essere straniere ci aiuta poi ancor di piú a stimolare la loro curiositá e a renderci simpatiche ai loro occhi, dato che si divertono a prenderci in giro e correggere il nostro spagnolo a volte un po’ troppo “italianeggiante”.
Partecipare a questo progetto è la miglior scelta che potessi fare: la maggior parte dei ragazzi, se non venisse al nostro centro, sarebbe sola in casa o per la strada con chissá quali cattive compagnie, dato che quasi tutti hanno situazioni familiari difficili o semplicemente hanno i genitori costretti a lavori umili e a orari inconciliabili con quelli dei figli. Vedere l’effetto positivo che il lavoro delle educatrici ha su di loro è straordinario: entrano controvoglia, con nessuno stimolo e nessuna prospettiva futura, ed escono con il titolo della ESO (educazione secondaria obbligatoria) e con l’intenzione di cercare un buon lavoro. Quest’anno ho seguito molto un ragazzo venezuelano che è appena diventato maggiorenne e che segue il progetto da qualche anno; nonostante una situazione familiare disastrosa, ha studiato ed ha superato un esame importante per frequentare un corso professionale di informatica, che ora sta iniziando con entusiasmo. Vederlo avviato a un ottimo futuro professionale non è solo gratificante, è veramente qualcosa che ti riempie il cuore, e lui si sente talmente parte del progetto che ora vorrebbe continuare a frequentarlo come volontario, dato che come usuario ha superato il limite d’età.
In questi giorni di fine settembre è appena cominciata la scuola, mentre il progetto ricomincia tra una settimana. Nonostante questo, i ragazzi passano ogni giorno a salutarci e a distrarci dal nostro attuale lavoro d’ufficio con le loro chiacchere. Ogni tanto prendono me e Gilda e ci chiedono “¿Es verdad que os vais en enero?” e quando gli rispondiamo di si iniziano a protestare e a dire che dobbiamo rimanere e che non vogliono nessun altro...e io e Gilda non vogliamo nemmeno pensare a quando sará la ora di salutarli. Perchè nonostante le nostre frequenti arrabbiature, le sgridate, la pazienza spesso messa a dura prova, questo progetto ci ha dato molto piú di quello che noi abbiamo dato a lui. Questi ragazzi sono talmente abituati a faticare per crescere che quando ci offriamo di aiutarli senza che loro ce lo chiedano, quando impieghiamo giorni per preparargli materiale per fargli passare gli esami, quando ci mettiamo pure noi a studiare capitoli interi di fisica e chimica per essere in grado di rispiegarglieli, quando li abbracciamo così senza un motivo ben preciso, quando gli portiamo in regalo gli adesivi delle patatine, ebbene in tutte queste occasioni ci guardano stupiti come se gli avessimo regalato il mondo intero. Non sono abituati a ricevere qualcosa senza dover dare nulla in cambio. Loro non lo sanno, ma siamo noi che con il loro sguardo riconoscente riceviamo il regalo piú grande. Andarsene e salutarli sará veramente dura. Ma forse non ce ne sará bisogno: questa esperienza è stata talmente positiva che stiamo pensando di fermarci e cercare lavoro a Madrid anche dopo la fine del Servizio Civile...e se ci riusciremo, credo che i ragazzi del Proyecto CASA dovranno ancora subire la nostra presenza, stavolta come volontarie!
In bocca al lupo a chi avrá la fortuna di essere nuovo civilista al Proyecto CASA di Aravaca!
Giovanna
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Questo è il mio nono mese di servizio civile all' estero e dopo aver passato così tanto tempo a contatto con questi ragazzini "difficili", ma adorabili, e le mie compagne di lavoro, è triste pensare di dover andare via.
Durante l'appoggio scolastico estivo, Cristian, un ragazzino gitano del progetto, mi ha chiesto cosa avremmo fatto l'anno prossimo durante le ore di "ocio y tiempo libre", e quando ho risposto che non lo sapevo e che sarei tornata in Italia a gennaio, mi ha guardata con una faccia pensierosa dicendomi: "Certo, adesso che ti vogliamo bene te ne vai via!!". Arrivata a casa ho pianto.
Il SCI è un'esperienza meravigliosa, anche se, ovviamente, dovrebbe essere molto più duratura per essere più efficace per loro e anche per noi....
ALESSIA
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Se ripenso all'anno del sevizio civile che sta giungendo al termine, non posso non pensare a ciò che per me sono Don Bosco e l'oratorio. Fare questo tipo di scelta è stato per me un'entrare a far parte di questa realtà che ben conosco, ma con un ruolo diverso, per mettermi al servizio degli altri, ma in modo particolare per conoscermi meglio. Faccio parte dell'oratorio di Chieri da quando sono nata e ho sempre cercato di partecipare alle attività che mi venivano proposte, ma in questo anno ho preso coscienza che l'oratorio e i ragazzi fanno parte di me e della mia vita e quindi non potrò mai rinunciare a questo fantastico mondo che ha come obiettivo la felicità dei giovani. Nonostante io abbia dovuto rinunciare a "divertimenti" o attività extra e conciliare il servizio civile con l'università, rifarei immediatamente questa scelta e devo ammettere che mi dispiace che stia finendo: il sevizio civile ti permette di percorrere un cammino che ti aiuta a metterti in gioco, ti responsabilizza e soprattutto ti aiuta a uscire allo scoperto, conoscendoti per chi sei veramente.
Il progetto "All'oratorio di Don Bosco" ha come obiettivo quello di ridurre il numero di minori extracomunitari che vivono situazioni di scarso rendimento scolastico. A Chieri, infatti, i giovani che quotidianamente frequentano l'oratorio sono extracomunitari che hanno bisogno di qualcuno che dia loro una mano dal punto di vista scolastico, ma in particolare ricercano una casa che li accoglie, che li ami, in cui possano divertirsi, studiare e pregare. Mi affascina sempre l'attenzione che Don Bosco aveva per gli ultimi, per i più poveri; aveva il talento di catturarli per portarli a Gesù.
Credo che ogni giovane che sta ricevendo tanto dalla vita si debba sentir responsabile della felicità dei propri coetanei.
Mi porto questo anno di Servizio Civile nel cuore: sta portando i suoi numerosi frutti e mi ha donato la gioia vera. Consiglio a chiunque abbia voglia di mettersi in gioco, di non avere paura e di provarci: posso assicurare che la Felicità sarà grande.
Marianna
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Progetto: "España Solidaria"
Associación Valponasca - Leon
Valponasca é un’associazione socio-educativa facente parte dei Salesiani, con sede a Madrid, Vigo, Lugo e Leon.
All’interno di Valponasca ci sono diversi progetti, tra cui “Casa”, il progetto per il quale sto attualmente svolgendo il servizio civile.
Casa León si occupa di ragazzi dai 9 ai 18 anni provenienti da tutte le parti del mondo, con problematiche di vario tipo che vanno dal rischio di esclusione sociale alle difficoltà nell’ambito scolare. Al contrario delle altre sedi di Valponasca, Leon si occupa anche di ragazzi provenienti dai Servizi sociali quindi con problematiche maggiori dovute a situazioni familiari gravi oppure colpiti da un provvedimento del giudice che li fa adempiere ad un obbligo giudiziario.
Le attività svolte dal Centro sono varie ed in particolare quelle offerte dai ragazzi che prestano servizio civile che vanno dall’appoggio scolare, ad attività ludico ricreative riguardanti temi come la droga-dipendenza, l’educazione alla salute, la violenza in generale ecc. In più si fornisce appoggio (di vario tipo) alle famiglie dei ragazzi rappresentando un punto di incontro tra i professori di questi ultimi e le proprie famiglie, grazie ai periodici incontri con entrambi.
La mia attività come volontario del servizio civile consiste nell’appoggio al gruppo di lavoro del centro, partecipando a tutte le attività programmate.
Si lavora tutte le mattine dal lunedì al venerdì solitamente dalle 10 alle 14, organizzando e programmando le attività da svolgere nel pomeriggio, incontrando i genitori dei ragazzi e i loro professori e, sempre di mattina, incontro i responsabili dei servizi sociali al fine di studiare nuovi casi ed eventuali nuove accoglienze da parte del centro.
Dal lunedì al giovedì si lavora tutti i pomeriggi con i ragazzi, facendo due ore di supporto scolastico e l’ultima ora di attività ludico ricreative con gli scopi educativi sopra citati, ma non solo (gite al parco, visite ai musei cittadini ecc..).
L’ambiente è molto accogliente, con due compagne di lavoro spettacolari, giovani ma con molta esperienza e che con il loro agire mi danno la possibilità di apprendere tanto non solo nell’ambito dell’educazione ma anche in quello organizzativo.
Nell’arco dell’anno ho partecipato a diversi corsi di formazione che hanno arricchito non solo il mio curriculum ma anche la mia conoscenza. Ho partecipato ad un corso sull’educazione, uno come coordinatore di volontari e un altro per ottenere la qualifica di “monitore del tempo libero”.
Ad aprile e a luglio tutti i centri valponasca si riuniscono in campeggio, un’esperienza completa: dura dal lato lavorativo; bella dal lato emotivo. Si lavora con i ragazzi tutto il giorno per 3 giorni ad aprile e per 11 a luglio, e questo da la possibilità di conoscerli meglio e soprattutto di intervenire con loro 24 ore su 24. Veramente un’esperienza forte ed indispensabile.
Manuale del perfetto volontario
Consigli utili per chi vuole fare il Servizio Civile
Prima di tutto é essenziale avere tanta allegria e tanto “ammore”, e soprattutto saperli “compartire", si tratta di ragazzi che non sempre sono abituati a questo genere di emozioni;
Avere, con i ragazzi, la parola giusta al momento giusto, (questo aspetto riguarda molto il ruolo d’educatore, per questo non è sempre facile, però il tempo e l’esperienza aiutano);
Saper giocare e saper star al gioco, perché quello che chiedono i ragazzi é giocare, divertirsi, e molte volte il volontario del sevizio civile (nel mio caso ha contribuito molto il mio itañolo) é al centro di tutto ciò;
Saper ascoltare, non solo i ragazzi ma anche le proprie colleghe di lavoro, capire come agiscono e seguire le loro indicazioni; il servizio civile é utile sotto due punti di vista: prima di tutto serve per aiutare i beneficiari e i realizzatori del progetto, in secondo luogo è utile per apprendere, per formare e arricchire il proprio bagaglio culturale;
Essere umile, con tutti, ragazzi, colleghe e volontari, tenendo sempre presente che le sedi e i centri esistono da prima dell'arrivo dei volontari e continueranno ad esistere anche dopo la loro partenza e soprattutto che si è chiamati per aiutare e per apprendere;
Essere creativo, inventare, proporre qualsiasi cosa come attività, giochi, e tutto ció che potrebbe aiutare le dinamiche del centro;
Saper rispettare le diversità e soprattutto una cultura distante dalla propria, tenendo presente che i beneficiari vengono da tutte le parti del mondo, ognuno con la propria cultura e il proprio modo di fare, ma non solo, in molti casi la stessa “cugina” cultura spagnola si dimostra non proprio uguale alla nostra..quindi…spirito d’adattamento!!!!
Saper lavorare in gruppo. Sembrano parole scontate ma per la riuscita di un buon servizio civile sono appropriatissime. Una dritta: se non si é d’accordo con il proprio gruppo di lavoro, evitare di esprimere la propria contrarietà davanti ai ragazzi, il pericolo é di rovinare il gruppo e di fargli perdere “credibilità" ai loro occhi.
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TORINO – Sono passati 274 giorni da quando alle ore 09:30 del primo di dicembre ho messo piede nel “quartiere generale” della congregazione Salesiana, situata in uno dei quartieri dal cuore pulsante della città di Torino, zona Valdocco. Sembra al quanto paradossale che la “Vallis Occisorum” (Valle degli Uccisi), dove un tempo le sentenze capitali erano all’ordine del giorno, ora possa essere un centro rinomato di vita. Non solo per l’opera che i Salesiani svolgono quotidianamente dietro lo stile di vita di Don Bosco ma anche per la presenza attiva del Centro per il Servizio Civile Salesiano del Piemonte e la Valle D’Aosta, fulcro del volontariato Piemontese e motore del tessuto sociale Torinese.
Slogan o meno, è proprio questo centro che in concomitanza con il T.E.S.C. (Tavolo Enti Servizio Civile) sperimenta ogni anno forme di sussidio per una società sgretolata dalla crisi finanziaria e dai tagli agli enti locali, dove la richiesta di venire incontro alle famiglie senza mezzi termini e con strumenti educativi diventa vocazione. Ma questo, per ora, non è il mio campo. Ritorno a quella mattina. Dopo un colloquio con i responsabili per il “reclutamento”, antecedente a quel giorno, vengo chiamato per iniziare la mia esperienza di Volontario di Servizio Civile. L’entusiasmo è alle stelle e la paura è tanta; infatti, oltre alle competenze che ignoravo di avere, io conducevo e conduco una vita parallela. Sono uno studente iscritto al Politecnico di Torino al corso di Laurea in Ingegneria delle Telecomunicazioni, ora prossimo al conseguimento del mio primo “pezzo di carta” – perché così viene chiamato – la Laurea di Primo Livello. Conciliare tutto si dimostrerà difficile perché faccio anche delle ripetizioni di Elettrotecnica per aiutare un po’ “a casa”. Chi si ferma è perduto e allora proviamoci. Dopo aver assistito ad una “Lectio” presieduta da Don Alberto Martelli – presidente T.E.S.C. – e aver superato l’ostacolo “burocrazia” mi comunicano il centro di servizio presso il quale svolgerò le 1400 ore al modico prezzo di 433,80 euro al mese. Destinazione: Oratorio Salesiano “San Luigi”. Il secondo oratorio di Don Bosco aveva scelto me e io in qualche modo avevo scelto lui data la vicinanza dalla mia residenza universitaria.
2 Dicembre 2010, Torino, Via Ormea numero 4. Nel centro di Torino nasce il quartiere “San Salvario”, che di certo non si dimostra essere il fiore all’occhiello della città; il 40 percento della popolazione è straniera, il TG1 lo riprende in occasione di rapine e scippi e un carro dell’esercito è sempre situato a ridosso della Sinagoga. Potrebbe sembrare un quartiere malfamato dove regna l’indifferenza, ma negli ultimi anni la situazione è migliorata non solo grazie all’intervento dell’amministrazione comunale ma anche con gli “interventi chirurgici” adottati dall’Oratorio Salesiano “San Luigi” che con la sua Équipe cerca di guarire le ferite di un quartiere che amalgama usi e costumi diversi. Insomma, un fiore che sboccia tra le mattonelle dei marciapiedi. I vasi comunicanti di questa realtà sono molteplici; un centro di accoglienza minorile, attività ludiche per tutte le età, accompagnamento solidale, aiuto compiti, raccolta vestiti, collegio universitario, comunità filippina, momenti di preghiera e altro. Cosa farò all’interno di questo grande ambiente? La risposta arriva dopo i primi incontri settimanali con il team di educatori e il responsabile Don Mauro Mergola. Il compito affidatomi per primo consisteva in un assistenza al centro di accoglienza minorile. Qui si gioca duro. I 14 ragazzi dell’età 16-17 anni provenienti dai bacini del Maghreb e dalla Europa balcanica, venuti in Italia per garantire un futuro alle proprie famiglie, non sono facili da gestire. Con la mia esperienza culinaria e da quanto mi hanno trasmesso i miei genitori, mi sono immerso nel ruolo di mamma e papà. Ho affrontato le loro debolezze e i loro piccoli egoismi cercando di allietare la serata quando si fiutava un aria gelida e facendo la “ramanzina” quando qualcuno cercava di fuggire dai propri compiti.
Cosa ho percepito in questo periodo? La fortuna di avere una famiglia alle spalle; motivo di orgoglio per me e fardello per i miei piccoli amici.
Siamo al 27 Febbraio, parte il progetto La Parodia de I Promessi Sposi, un Musical rispolverato da me per l’occasione della giornata della prevenzione, evento organizzato dalla Circoscrizione 8 nell’iniziativa “Torino da Città a Comunità”. All’oratorio si pensa ad una mostra sugli effetti provocati dalla cocaina, da tenersi precisamente al Parco del Valentino presso lo “Spazio Anch’io”, “polmone” dell’Equipe che respira verso la zona murazzi reclutando potenziali Baby- Pusher, e al Musical. Il sottoscritto, ormai invecchiato da 14 anni di banda musicale pensa ad un mega cast composto da 40 persone; 3 sarte che sappiano cucire dei bei vestiti per gli sposini di Manzoni, 10 affittuari della residenza universitaria specializzati in cinema e ingegneria per allestire una scenografia di tutto rispetto, 2 musicisti di piano e chitarra diplomati, il “mitico nonno tutto fare”, 2 insegnanti di danza, 2 vignettisti per il manifesto e un set di 22 attori che tocca tutte le età, dai 12 ai 24 anni. A scrivere mi viene la pelle d’oca.
Un risultato splendido che ha visto i ragazzi partecipi delle proprie emozioni e doti, un regista e direttore d’orchestra piangere alla fine dello spettacolo. Era inevitabile. Questa esperienza ha segnato profondamente la mia vita; i legami che ho costruito, i quaranta giorni passati a dipingere e pulire hanno plasmato la mia anima e quella dei ragazzi al punto che il giorno successivo allo spettacolo eravamo tutti a cantare senza motivo, uniti più di prima. Insomma, siamo arrivati al 14 di aprile.
All’indomani, conscio delle mie doti manageriali si passa all’organizzazione della Festa di Maria Ausiliatrice, evento clou della congregazione Salesiana che ha visto presiedere la messa conclusiva dal Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Pascual Chávez Villanueva. Anche in quella occasione i veleni e le gioie non sono mancati; è risaputo che gestire dei ragazzi in età adolescenziale è impresa ardua. Gli ormoni e i sbalzi di umore fanno i capricci. Il risultato anche in questo caso è stato senza precedenti. Nella storia del “San Luigi" mai come in quel momento, oratoriani, filippini e universitari costituivano un solo corpo e una sola anima nel cantare durante la messa. Sotto le telecamere della mondo-visione e un pubblico conservativo e difficile da accontentare faceva un gran caldo. Alla fine ne è valsa la pena. Altra esperienza acquisita.
Siamo quasi alla fine dell’inizio non del Servizio Civile. Arriva la preparazione per gli esami di terza media che ha testato la mia pazienza al punto da farmi rivalutare la mia aspirazione all’insegnamento e poi Estate Ragazzi. Corre voce che questo evento rappresenti il culmine dell’anno pastorale per gli oratori. Parallelamente, rappresenta anche il culmine della pazienza degli animatori, educatori e volontari. Al ritmo intenso della giornata si addiziona l’ansia da esame e le ore di studio che diventano interminabili; tra l’altro io sono anche uno studente. La proposta formalizzata quest’anno, dal tema “Centra il Futuro”, è stata rivolta verso un pubblico di ragazzi nell’età 3-15 anni. Immaginate il mix di umori e sentimenti per tutte queste età combinato alla variegata cultura dei 21 paesi del mondo per cui il “San Luigi” eccelle. Sebbene il mio compito principale fosse quello di animare il “reparto” Giovani (13-15 anni), non sono mancati i momenti in cui ho preso in braccio un bambino piccolo dormiente, medicato la ferita di un ragazzo al quale sanguinava il ginocchio per una caduta o fare il tamarro da “Tamarrade” sul palco del teatro. Scherzando, si direbbe di aver posto l’orgoglio sotto terra. Pensando seriamente, si direbbe di aver trovato l’acqua nel deserto interiore di una persona abbandonata ai libri e agli impegni universitari. Un cavallo bendato.
Oggi, sono al 30 di agosto. Partecipo alla seconda parte di estate ragazzi, organizzo la squadra di Under 17 per la prossima stagione di Calcio a 5, contatto i militanti del coro e dell’oratorio per mettere su un concerto di musica leggera e ancora una volta studio per uno dei miei ultimi cinque esami. Non avrei mai pensato di fare tante cose insieme eppure ora le faccio. Tra l’altro, con la mente al passato e lo sguardo al futuro penso a cosa far passare dal setaccio il prossimo 30 novembre, giorno conclusivo di questa bellissima esperienza. Certamente, come direbbe il famigerato spot dei gioielli, che il “Servizio Civile è per Sempre”; ho preso l’impegno di dedicare 4-6 ore della mia settimana per portare avanti il percorso con la squadra di calcio. Successivamente, consiglierei di farlo a chi vorrebbe trovare un trampolino di lancio per una vita lavorativa; le ore di formazione interna e al centro hanno arricchito il mio bagaglio culturale non solo in termini missionari ma anche ai sensi di un onesto cittadino laico. E infine, la triste idea che gli enti credono poco in questa importante realtà. A testimoniarlo è il calo di risorse economiche e di posti che ogni anno fanno notizia. Finito? No! Uno slogan: “Servizio Civile: Palestra di Vita, Scelta di Campo”.
MARCO
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Progetto IN LABORATORIO CON DON BOSCO
Vigliano Biellese
All’inizio del servizio è normale essere un po’ dubbiosi, si pensa “ma sarà una scelta sensata? O sarà una perdita di tempo?”… cose di questo tipo. All’inizio avevo tante di queste domande in testa, ma non avrei scritto questa testimonianza se a queste tante domande non fossi stato in grado di rispondere con convinzione.
Attraverso l’anno di servizio civile ho avuto modo di conoscere ragazzi che fino a quel momento avevano avuto una vita piena di sofferenza e sconfitte. Il fatto di parlare con loro, di giocare con loro e stare in mezzo a loro mi ha messo in condizione di comprendere realmente il bisogno che sentivo dentro: aiutare gli altri, aiutare i ragazzi a crescere.
Quello che davvero fa capire quanto il nostro sostegno sia importante è un ragazzo che viene a ringraziarti andando via con il sorriso.
Senza rendermene nemmeno conto durante l’anno sono cresciuto dentro, non solo grazie all’esperienza maturata con i ragazzi che ho assistito e seguito ma anche alle persone che ho conosciuto durante le formazioni. All’inizio li vedevo solo come dei colleghi, ma poi si sono trasformati tutti in amici, soprattutto la mia responsabile Rossella.
Capirete che anche una persona senza vista sarà in grado di farvi crescere e farvi vedere una strada che voi da soli non sareste mai riusciti ad individuare.
Un' altra delle cose che ho capito in un anno di servizio civile è che 365 giorni passano davvero troppo in fretta e lo capisci solo quando sei arrivato alla fine.
Se io potessi rifarlo non ci penserei due volte.
ANDREA
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Mi chiamo Marzia, ho 20 anni e ho deciso di intraprendere il cammino del servizio civile all'interno della comunità residenziale per minori Harambèe che si trova a Casalemonferrato, la mia città di appartenenza.
Mi sono diplomata all'ITIS e sono un perito chimico ma da quando ero piccola ho sempre partecipato alle iniziative proposte dal mio oratorio e successivamente ne sono diventata promotrice io stessa. Questa esperienza di contatto con i bambini e gli adulti coinvolti nella realtà salesiana mi ha permesso di riflettere sul mio futuro lavorativo e su quello che veramente sarei voluta diventare!!
Così durante l'estate scorsa, terminate le superiori, ho deciso di provare a sostenere il test d'ingresso al corso di laurea triennale da Educatore Professionale e di propormi alla comunità come possibile volontaria del servizio civile. Fortunatamente entrambe le decisioni hanno avuto esito positivo e io ho potuto approfondire la mia preparazione teorica e applicarla con i ragazzi entrando nel vivo dei punti del mio progetto.
Il progetto si chiama "Insieme sor-volando" e prevede che i volontari trascorrino il tempo con i ragazzi della comunità aiutandoli nei compiti, accompagnandoli ai luoghi neutri o agli incontri psicoterapeutici, aiutandoli ad incrementare le loro relazioni sociali sia nell’oratorio sia in ambito scolastico con i coetanei, avvicinandoli ad un cammino di fede più strutturato, presentando agli educatori attività e gite con loro.
Il percorso ora è quasi al termine, ma rileggendo il mio anno ho scoperto di aver dovuto lavorare tanto su me stessa, sulla mia pazienza, comprensione, disponibilità, dolcezza...
Tutte doti che i ragazzi ti chiedono di mettere in pratica per fargli assaporare il gusto dell'educazione e del rispetto.
Consiglio vivamente questa esperienza a coloro che, spinti da profonde motivazioni o anche solo curiosi di scoprire questo mondo, vogliano mettere a disposizione il loro tempo ma sopra ogni cosa se stessi per "donare" ciò che in fondo possiedono: un cuore capace di accogliere i problemi dei giovani e affidarli a all'amore di Don Bosco.
MARZIA
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Ciao a tutti, mi chiamo Francesco!
Volete sapere perché ho scelto di fare il servizio civile con i salesiani?
Innanzitutto volevo dedicare un anno a me, al mio percorso di crescita come cristiano e come cittadino, riflettere sul mio futuro, continuando però il servizio volontario che già facevo a Villa Sora come “Animatore Ex Allievo”, cioè come animatore dei ragazzi della scuola.
Il servizio civile ha segnato una svolta nella mia vita, facendomi stare più a contatto con i ragazzi della scuola, con i loro problemi, le loro difficoltà, diventando per diversi una figura importante, di riferimento e presente in mezzo a loro, pronto per accompagnarli nel loro tribolato cammino scolastico e personale.
Di fatto, cosa non così scontata, noi volontari che scegliamo gli ambienti salesiani siamo presenze vive dell’amore di Don Bosco per loro, siamo educatori per i giovani. Ma non tutti capiscono questa caratteristica che ci identifica.
Mi è capitato che mi domandassero: “Ma che fai coi preti?”. Allora io iniziavo ad elencare una serie di cose pratiche che di fatto ci richiedeva il servizio, ma chi non conosce, non può immaginare, né comprendere fino in fondo. Solo vivendo un’esperienza con loro, che fanno della loro vita un dono ai giovani e per i giovani, facendoli crescere da “buoni cristiani e onesti cittadini”, vivendo nel loro contesto, nel loro ambiente educativo, si può capire a pieno l’importanza della figura di Educatore.
Perché ho fatto il servizio civile con i salesiani? La risposta è unica, non ce ne sono altre: per i Giovani, che ci chiedano anche solo un saluto o un sorriso, a volte basta loro la sola presenza.
In quest’anno di grazia ho avuto modo di imparare ancora meglio l’importanza di essere presente tra loro, sempre, non come un cane da guardia, ma come un autorevole e amorevole amico più grande, quasi un fratello maggiore, pronto a ridere con loro, giocare, aiutarli, ma anche a richiamarli, vegliando su di loro.
Non voglio dire altro, per non rovinare le sorprese che vi attenderanno se sceglierete di prestare servizio con i salesiani.
Spero che possiate essere in tanti, pieni di entusiasmo e allegria!
Che Don Bosco vi accompagni lungo questo cammino importante della vostra vita!
Un abbraccio
FRANCESCO
Volontario del servizio civile di Villa Sora
Frascati (RM)
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Ho scelto di fare il servizio civile in un oratorio salesiano guidata dalla voglia di stare con i ragazzi, i giovani, pensando che un “lavoro” simile sarebbe stato meno oneroso e più divertente e perché l’orario pomeridiano mi avrebbe permesso di portare a termine i miei impegni, primo fra tutti il mio matrimonio.
Le cose non sono andate proprio secondo i miei programmi, perché la mia vita non ha continuato sullo stesso binario di partenza, ma ha preso altre direzioni.
La prima complicazione si è presentata subito, quando ho saputo che dovevo iniziare l’attività il primo dicembre e non a gennaio come avevo immaginato. Il mio matrimonio era fissato per il 19 dicembre e per tale motivo avevo pensato anche di lasciar perdere. Avere tanti impegni importanti tutti insieme mi spaventava. Comunque sotto il consiglio di alcune persone, mio marito compreso, ho iniziato il viaggio.
I giorni precedenti e successivi al matrimonio ho imparato a conoscere l’ambiente e lo stile di vita salesiano, ho cercato di ambientarmi nell’oratorio e di conoscere alcuni dei ragazzi che lo frequentavano e l’oratorio, piano piano, è entrato nella mia quotidianità.
L’oratorio è stato importante anche quando a marzo ho dovuto affrontare la discussione della tesi, ormai era così parte della mia giornata che il pomeriggio prima della discussione, invece di restarmene a casa e ripetere, sono andata in oratorio, dove passeggiando per il cortile ho ripassato con Andrea, un ragazzo di 16 anni, poco interessato al diritto, ma con un grande cuore, tanto da essere disposto a trascorrere un intero pomeriggio con me solo per darmi coraggio e conforto per il giorno seguente. Alla discussione inoltre non solo c’erano mio marito, i miei parenti ed amici, ma anche quattro ragazzi dell’oratorio e la mia collega. Insomma l’oratorio era quasi diventato la mia seconda casa.
Ormai i miei traguardi erano stati raggiunti, così mi sentivo più rilassata. Ma la vita è imprevedibile e prende strade insospettabili. Inizia l’Estate Ragazzi, un’esperienza unica, ma per me lo è stata ancora di più perché dopo la prima settimana scopro di essere incinta, sto per diventare mamma. Che fare? Una delle possibilità è la maternità sotto ispettorato, ma non ne ho avuto bisogno perché in mio aiuto per l’Estate Ragazzi sono venuti i giovani animatori, i veri volontari dell’oratorio, che dedicano un mese delle loro vacanze ai ragazzi ed ai bambini.
Ora l’estate ragazzi è finita, io sono al quarto mese di gravidanza e credo di poter finire il servizio.
Il Servizio Civile ha segnato una svolta nella mia vita, arricchendola tantissimo. In poco meno di un anno sono una moglie laureata, quasi mamma, ma diversa da qualche mese fa, più matura e consapevole di quel pezzo di società che forse prima troppo spesso ignoravo.
Ciò che sorge ora è la preoccupazione per il futuro, dovrò cercarmi un lavoro dopo la maternità, ma per ora aspetto di finire questa esperienza, che ha circondato e colmato un anno memorabile della mia vita.
ANNA
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Ciao a tutti!
Personalmente ho accettato questa proposta di lavoro per due motivi: prima di tutto perchè volevo mettermi in gioco in un oratorio diverso da quello in cui ero cresciuta per far fruttare al meglio i miei talenti. Un bisogno profondo di capire il mio valore, se ne avevo e se stavo prendendo la direzione giusta nei miei studi universitari.
In secondo luogo per rendermi un po' più autonoma economicamente (che di questi tempi non guasta). In realtà le mie aspettative sono state abbastanza stravolte.. Ero preparata come animatrice e come lavoratrice "distaccata", ma in realtà ho scoperto di non poter essere nè l'una nè l'altra cosa. Sono rimasta spiazzata anche dalla difficoltà di trovare il mio ruolo nell'Oratorio perchè non ero più una semplice animatrice ma non avevo neanche le competenze per essere educatrice…
E ho scoperto che la risposta migliore era essere me stessa!
Non avevo bisogno di dimostrare niente a nessuno, solo dovevo fare il mio lavoro con entusiasmo e la gioia più sincera sulle orme di Don Bosco.
Se qualcosa mi è servito è stato proprio seguire le sue orme e affidarmi a Lui nei momenti difficili.
Le mie giornate sono tuttora una corsa a ostacoli, ma la sera, quando mi guardo indietro e scopro di averli superati (ed essere sopravvissuta!!) la soddisfazione è immensa.
Bisogna districarsi tra le tante cose da organizzare, i ragazzi da seguire e naturalmente il programma della giornata: il doposcuola, il cortile, i giochi, le attività, i gruppi di preparazione degli animatori, oltre ad attività più umili come pulire l'Oratorio! Per non parlare della preparazione dell'estate ragazzi e dei mesi di centro estivo vero e proprio!!
Ovviamente non sono tutte rose e fiori perchè capita anche di sbagliare ma per me l'importante è tornare a casa con la consapevolezza che quel giorno non sia stato sprecato, che si è fatto tutto il possibile, che si sia dato il massimo e se anche qualche errore si è fatto che si sia compreso e non ricapiti.
Forse io esagero nel pretendere così tanto da me stessa ma posso assicurare a chiunque che tornare la sera con la stanchezza nel corpo, la gioia nel cuore e la soddisfazione nello spirito non ha prezzo.
IRENE
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Il servizio civile è un'esperienza che consiglio di fare a tutti perché permette di crescere interiormente... è bello stare a contatto con i bambini, aiutarli nei problemi, vederli giocare e sorridere fra di loro. Tutto ciò si trasforma in una passione che rimane dentro... è bello trasmettere a loro qualcosa di noi e far in modo che crescano bene...
SARA
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GABRIELE CAMELO - PROYECTO DON BOSCO
SANTA CRUZ DE LA SIERRA - BOLIVIA
La Bolivia è una realtà molto particolare che non possiamo neanche immaginare, molto diversa da quella italiana. In Italia non esistono i ragazzi di strada, non ci sono cioè minori e adolescenti che vivono e dormono sotto i canali di scolo, si drogano, rubano. Il "Proyecto don Bosco" consiste nel cercare di reintegrare questi giovani nella società. E' però molto difficile perchè la strada è nelle loro vene e, con la strada, la droga.
Nelle attività quotidiane del progetto rivive lo spirito di don Bosco: il santo lavorarava proprio con quelli che allora erano i ragazzi di strada! Il suo proposito era quello di cercare di darsi agli ultimi secondo il concetto cristiano per cui "gli ultimi saranno i primi".
Andare in Bolivia è come fare un tuffo nel passato, tornare indietro, e probabilmente l'Italia in cui don Bosco viveva equivale alla Bolivia di oggi!
Gabriele Camelo
GERARDINA SOLIMANDO – FONDATION D’AUTEUIL
SANNOIS – FRANCIA
Luglio 2009, 10° mese di servizio
Leggendo sul sito le testimonianze dei miei colleghi in giro per L’Europa, mi sono resa conto di come, un po’ per lo stress, un po’ per le tensioni di questo ultimo periodo, abbia perso di vista loro, i ragazzi! E’ difficile spiegare la sensazione che ho provato in quel momento, mi sono detta: ma come è stato possibile? Come ho fatto? Loro sono il motivo per cui sono qui, loro sono le persone per cui e con cui ho scelto di lavorare, come ho potuto relegarli al ruolo di semplici comparse? La protagonista non sono io… E’ stato come se mi fossi risvegliata, mi ha fatto veramente bene confrontarmi con chi sta vivendo la mia stessa esperienza, anche se indirettamente.
Com’è cambiato il rapporto tra i ragazzi e me? Forse è vero che, come osservava un collega l’altro giorno, l’atteggiamento dei ragazzi nei miei confronti è gradualmente cambiato in positivo: da buffo personaggio da deridere sono diventata per molti di loro una figura di riferimento di cui potersi fidare. Forse il cambiamento con alcuni è dovuto semplicemente al buon lavoro che i loro educatori hanno fatto durante l’anno. Fatto sta che mi ha toccato molto che E. mi parlasse spontaneamente dei pensieri che lo preoccupavano in merito alla sua presenza in casa d’accoglienza l’anno prossimo; o che A., che per tutto l’anno a stento mi ha detto buongiorno, mi abbia ringraziato per averlo aiutato a scrivere il suo CV. Il semplice “merci beaucoup, Genie!”, che in un’altra situazione sarebbe risuonato scontato, forse banale, per me quel giorno ha avuto un valore grandissimo. Sicuramente uno dei più bei “frammenti” che mi porterò dentro dopo questa esperienza! O ancora il “ci mancherai!” delle piccole pesti di 4eme, l’ultimo giorno in cui ci siamo visti. E il “miracolo” di N., solitario, introverso, come perso nel suo mondo, che, proprio quando mi sono imposta di guardarlo con occhi diversi, ha cominciato a farmi dono di lunghe chiacchierate e di brevi e timidi sorrisi: N. alla fine dell’anno ha imparato a sorridere.
Gerardina Solimando
ALFONSO CICALESE - CASA FAMIGLIA LAURA VICUNA
CALDAS de REIS - SPAGNA
Marzo 2009, 7° mese di servizio
La quotidianità è fatta di loro: l’80% delle mie energie, pensieri, ecc, è collegato alla casa famiglia e a questi bambini. Qui a Caldas siamo in due volontari in Servizio Civile, io e Chiara. Anche quando uno dei due non lavora, appena entra in casa è assalito dalle domande dell'altro che vuole avere novità sulla casa e sui bimbi …. e dopo quattro piani, senza ascensore, rispondere non è nemmeno facile!!
Negli ultimi due mesi ci sono state delle piccole novità: piccoli festeggiamenti in casa e pure una uscita fuori porta improvvisata. Il fine settimana lavorativo è sempre molto stancante e l’ambiente "lavorativo" è fatto di ruoli e dinamiche prestabilite come in tutti i "lavori". A breve la casa avrà a disposizione anche un furgoncino e credo che il nostro aiuto-lavoro sarà ancora più utile per l’economia (in tutti i sensi) della famiglia.
Che aggiungere …. il piccolo sta imparando ad "evitare" di fare cacca nel pannolino (e quindi a me di cambiarlo) ma lo Scintillante continua a farsi pipì nei pantaloni ….
Questi bambini mi hanno incasinato il cervello molto più di tutta la "burocrazia" del Servizio Civile: le mail di monitoraggio, le relazioni bimestrali, il calcolo delle ore, i permessi, la formazione a distanza, le coincidenze dei voli low cost e di tutta una serie di problematiche "da grandi".
... continuo a preferire la purezza di queste piccole vite alla presunta saggezza di noi (presunti) grandi ...
Alfonso Cicalese
IVAN D'ABROSCA - CENTRO ST JEAN ETUDES
LISIEUX - FRANCIA
Marzo 2009, 7° mese di servizio
...le storie che si sentono da queste parti sono veramente dure e crude.
Per quello che è in mio potere, cerco di dare ai ragazzi degli stimoli...Difatti li ho coinvolti in una idea che mi era venuta: registrare i suoni che sento durante la giornata trascorsa con loro.
E quindi armato del mio caro registratore multitraccia ho ripreso i suoni delle chiavi che aprono le porte, del biliardino, del telefono che squilla, ed ovviamente delle voci degli 8 ragazzi del gruppo Bretagna.
Ho mischiato il tutto, ho aggiunto una linea di basso, ho creato un tema ed ho usato un campione di batteria ed il risultato lo potete ascoltare anche voi: L'Etage!
"C'est pas mal" mi hanno detto i ragazzi contenti di risentire le loro voci!
Se volete avere idea di cosa faccio qui potete capirlo meglio dal brano che da 10 relazioni. Per non perdere l'effetto stereo vi consiglio di ascoltare in cuffia o su buone casse.
Ivan D'Abrosca - ASCOLTA IL CONTRIBUTO DI IVAN!
DANIELA MONTAGNA - FONDATION D'AUTEUIL
MEUDON - FRANCIA
Febbraio 2009, 6° mese di servizio
Oramai è iniziato il sesto mese del mio servizio civile in questa struttura educativa alle porte di Parigi. Non nascondo che inizio già a pensare: quando tutto finirà, come mi sentirò? cosa mi aspetta? In fondo in questa scuola, grazie soprattuto ai miei splendidi colleghi, mi sento come a casa, mi sento protetta. Sei mesi sono sufficenti per me per consigliare a ragazzi della mia età di fare quest'esperienza. E' un'esperienza molto forte, quando avevo 18 non credo mi sarei sentita pronta, e/o all'altezza una cosa del genere! Non è l'Erasmus! Non è una vacanza all'estero!! E' davvero tutt'altro!
Nella mia scuola direi che tutto va per il meglio: il rapporto con i "colleghi" procede bene, merito anche del mio impegno costante, e della serietà con cui, nel mio piccolo, svolgo il mio servizio. Oramai mi sento indipendente in molte situazioni, riesco a gestire situazioni che prima non avrei saputo e che mi facevano tentennare: quando ad esempio si trattava di prendere alcune piccole decisioni, non ero sicura di me, perchè non avevo il pieno controllo della situazione. Ora invece va molto meglio: non solo mi sono inserita, ma mi sento addirittura a mio agio. E' bello sentirsi ripagati per qualcosa che si è scelto di fare!
Daniela Montagna
